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"Vi spiego perché non c'è una sola verità sul pc di Stasi"

Gli accertamenti tecnici di parte sul portatile di Alberto Stasi hanno restituito risultati contrastanti. L’esperto in informatica forense a Il Giornale: “Uno scenario complesso, ma non impossibile da chiarire”

"Vi spiego perché non c'è una sola verità sul pc di Stasi"

Le consulenze tecniche sul pc portatile di Alberto Stasi continuano a restituire una verità frammentata. Da un lato, i consulenti incaricati dai legali della famiglia Poggi sostengono che la sera del 12 agosto Chiara avrebbe aperto la cartella “Militare”, al cui interno erano contenute 7.000 immagini pornografiche. Dall’altro, i consulenti della difesa di Alberto Stasi ritengono invece che la 26enne avrebbe lavorato alla tesi del fidanzato, senza visionare quei contenuti. Due letture opposte degli stessi dati, che riaccendono il confronto sull’interpretazione delle prove digitali nel delitto di Garlasco.

Per chiarire questa discrepanza e fugare ogni eventuale dubbio, la Procura di Pavia ha incaricato il consulente informatico Paolo Dal Checco, esperto di indagini forensi, di esaminare i computer in uso all’epoca alla famiglia Poggi e Alberto Stasi, con l’obiettivo di ricostruire la cronologia delle attività svolte sui dispositivi. L’analisi tecnica non riguarda solo la semplice sequenza di apertura dei file, ma punta a stabilire eventuali comportamenti che possano contribuire a delineare un possibile movente dell’omicidio. “Dopo 18 anni è difficile ricostruire la cronologia delle attività effettuate sui pc, ma non impossibile, seppur entro certi limiti”, spiega a Il Giornale l'ingegnere informatico forense Michele Vitiello.

Dottor Vitiello, le consulenze tecniche sul portatile di Alberto Stasi hanno fornito risultati contrastanti. A cosa si devono queste differenze?

“Le divergenze derivano principalmente da una diversa interpretazione dei risultati. Nessuno mette in dubbio i dati estrapolati dal dispositivo di Stasi, ciò che cambia è il modo in cui questi sono stati letti e valutati”.

Secondo lei, il consulente della Procura riuscirà a ricostruire con precisione le attività svolte sui dispositivi in uso all'epoca a Stasi e Poggi?

“Credo di sì. Dovrà basarsi su una serie di esperimenti, prove e simulazioni per giungere a un risultato il più possibile certo. Resterà comunque un margine di aleatorietà, perché solo attraverso numerose verifiche sarà possibile stabilire quale ipotesi sia più solida. Va inoltre considerato che si lavora su computer risalenti a 18 anni fa, con sistemi operativi ormai obsoleti e logiche informatiche proprie di quell’epoca. Ricostruire oggi quello scenario è estremamente complesso: è necessario replicare un contesto tecnico ormai superato. Proprio per questo, forse sarebbe stato più opportuno procedere con un incidente probatorio”.

Cioè?

“L’incidente probatorio avrebbe consentito a tutte le parti — famiglia Poggi, Sempio e Stasi — di partecipare alle operazioni peritali, garantendo un vero contraddittorio. In genere, però, questo strumento si utilizza soprattutto per accertamenti irripetibili, cioè quando vi è il rischio che gli elementi di prova possano modificarsi nel tempo. Quindi la scelta della procura è coerente”.

C’è un video relativo ad Andrea Sempio che sarebbe stato caricato sul pc di Chiara il 20 luglio 2007 e visionato il 10 agosto alle 12:48. Dai tabulati RIS risulta che, nello stesso momento, sarebbero stati aperti altri 300 video. Secondo lei, si tratta di un’attività umana o automatica?

“Premesso che non ho analizzato copie forensi né dispongo di dati ufficiali, in linea teorica l’apertura simultanea di 300 file in un secondo fa pensare a un processo automatico. Non esiste il tempo materiale per un’azione umana di questo tipo. Una quantità così elevata induce a ritenere, senza dubbio, che si tratti di un’attività automatizzata. E questo vale ancor di più considerando le prestazioni limitate dei computer dell’epoca”.

Sul pc di Chiara Poggi c’erano tre video intimi col fidanzato salvati in una cartella protetta da password. È possibile che qualcuno li abbia copiati ed esportati?

“La presenza di una password non impedisce la copia dei file. Tuttavia, per accedere ai contenuti è necessario conoscerla o riuscire a individuarla. Sarà l’analisi della copia forense a stabilire se vi siano stati accessi, copie o tentativi di violazione”.

Quanto è precisa, in generale, la ricostruzione della timeline di un computer?

“La timeline può essere uno strumento piuttosto preciso. Tuttavia, in questo caso, bisogna considerare i limiti tecnologici dei dispositivi dell’epoca. Oggi i computer registrano una quantità molto più ampia di informazioni, grazie a sistemi di log avanzati. In passato, invece, i dati erano meno dettagliati e meno frequenti. Inoltre, secondo quanto emerso anche nelle sentenze, quei computer furono utilizzati dai carabinieri dell’epoca, circostanza che potrebbe aver alterato alcune tracce. Le timeline mostrate recentemente in televisione rappresentano frammenti di dati: non sempre è chiara la loro origine né il metodo di estrazione, e non si tratta degli originali ma di elaborazioni effettuate con strumenti ormai superati”.

La cronologia dei browser potrebbe essere stata alterata o cancellata?

“È possibile. Anche senza azioni dolose, un utente può facilmente cancellare la cronologia di navigazione. Tuttavia, con gli strumenti attuali e rianalizzando le copie forensi dell’epoca, si potrebbero recuperare molte più informazioni, anche su eventuali cancellazioni”.

Lei è esperto anche di Intelligenza Artificiale. Che impatto può avere l’IA nell’ambito delle indagini informatiche forensi?

“L’intelligenza artificiale sta introducendo cambiamenti profondi. Da un lato può rappresentare un rischio, perché consente di creare contenuti falsi — immagini, audio e video — sempre più realistici.

Dall’altro lato, nell’ambito forense, può essere uno strumento molto utile per analizzare grandi quantità di dati e individuare rapidamente elementi rilevanti, riducendo tempi che prima richiedevano settimane o mesi. Ritengo però che non potrà mai sostituire completamente l’analisi umana: resterà uno strumento di supporto, fondamentale soprattutto per velocizzare i processi”.

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