"Lei era consenziente": l'ultimo affronto dello stupratore di Palermo

Emergono nuovi dettagli sulla violenza di gruppo perpretata ai danni di una coetanea di 19 anni da parte di 7 giovani, la notte del 7 luglio scorso. Oggi gli interrogatori degli ultimi tre arrestati

Il cantiere dove il 7 luglio è stata stuprata la giovane dal branco a Palermo
Il cantiere dove il 7 luglio è stata stuprata la giovane dal branco a Palermo
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Al Tribunale di Palermo si sono tenuti gli interrogatori per tre dei sette indagati per lo stupro. I primi tre del gruppo erano finiti in carcere all'inizio di agosto: qualcuno ha deciso di collaborare, qualcuno invece ha scelto di non rispondere alle domande del giudice. Le indagini proseguono perché i carabinieri battono due piste, quella dei video registrati e salvati sugli smartphone spariti e quella della ricerca di nuovi elementi per definire il quadro probatorio.

"Nessuna violenza di gruppo, lei era d'accordo"

Tra gli indagati Gabriele Di Trapani ha deciso di parlare davanti ai giudici del tribunale del Riesame ed ha respinto tutte le accuse. Non solo: ha scaricato tutta la colpa sulla vittima. Secondo la testimonianza dell'indagato sarebbe stata la vittima a voler lasciare la Vucciria proponendo di andare al Foro Italico. Sarebbe stata lei, pienamente consenziente, a decidere di appartarsi perché era perfettamente consenziente al rapporto sessuale di gruppo. Per avvalorare questa tesi ha aggiunto che sarebbe stata la diciannovenne a chiedere ad un certo punto di deviare il percorso per non essere vista dal fidanzato, che lavora in un locale del centro storico, mentre era con gli indagati. Che la ragazza fosse - a dire dell'arrestato - d'accordo a consumare il rapporto emergerebbe, sempre secondo la sua versione, dal video girato durante l'aggressione.

Gli smartphone seppelliti

Si cercano alcuni smartphone dei ragazzi, proprio perché oltre il video di Angelo Flores, l'altro indagato che avrebbe girato il video poi mandato in chat, ci sarebbero altri video che potrebbero fare luce sulla vicenda. Durante un'intercettazione nella caserma dei carabinieri Samuele La Grassa ed Elio Arnao parlano della necessità di nascondere i telefoni, uno dei quali sarebbe stato seppellito sotto terra. Ed è uno degli elementi più inquietanti della vicenda, oltre il raid punitivo del gruppo dopo che i primi 4 furono arrestati i primi di agosto, perché mostra la volontà e la condotta criminale dei ragazzi. "Poi me lo scrivi su WhatsApp dove lo hai messo", chiedeva La Grassa ad Arnao. Lui rispondeva in maniera netta via chat: "Cosa, il telefono? Neanche in una pianta è… era in un magazzino pure in un punto sotto terra. Lo sappiamo soltanto io e Francesco. Te l’ho detto, devi sempre avere qualcosa nascosta". Il ritrovamento dei cellulari, secondo gli investigatori, servirebbe proprio a ritrovare altri video che potrebbero delineare meglio le responsabilità individuali.

La scarcerazione del minorenne

Il Gip del tribunale dei minorenni di Palermo Alessandra Puglisi ha preso atto delle ampie ammissioni rese da uno degli indagati minorenni e ha revocato l'ordine di custodia cautelare che aveva colpito il ragazzo, disponendo il suo trasferimento in comunità. Il giovane è uno dei sette coinvolti nello stupro di gruppo e che, fra il 3 e il 18 agosto, sono finiti in carcere: si tratta di sei maggiorenni e di un diciassettenne, che nel frattempo ha compiuto la maggiore età. Il giovane era però ancora minorenne il 7 luglio scorso, il giorno in cui furono commessi gli abusi ai danni di una ragazza di 19 anni, trascinata in un cantiere del Foro Italico e sottoposta a violenze di ogni genere dagli indagati, tutti di età compresa fra 17 e 22 anni.

Il legale del minorenne: "Chiarita la sua posizione"


"Ha raccontato per filo e per segno quello che è successo quella notte. È chiaro che ci sono molte cose che saranno oggetto di approfondimento e in questa fase non sia opportuno rivelare - dice l'avvocato Pietro Capizzi che assiste il giovane -. Ci sono indagini e interrogatori in corso degli altri maggiorenni e al momento è preferibile non dire altro". Un video trovato dai carabinieri in uno dei cellullari degli arrestati lascia pochi dubbi sulla presenza del ragazzo, che frattanto ha compiuto 18 anni. "In base al suo racconto - osserva l'avvocato Capizzi - ci sono i presupposti per un percorso di recupero da qui la decisione del gip di attenuare le esigenze cautelari alla luce del racconto fatto che il gip ha ritenuto credibile". Abusi che, di fronte al giudice il ragazzo ha confessato, anche perché incastrato dalle indagini dei carabinieri: da qui la scarcerazione disposta dal Gip Puglisi ma anche il ricorso al tribunale del riesame, in sede di appello, da parte della Procura dei minorenni, convinta che abbia solo ammesso quel che non poteva negare.

I pm chiederanno dunque al Riesame di riarrestare il giovane, che comunque - anche nel caso in cui l'appello dovesse essere accolto - potrà fare a sua volta ricorso in Cassazione e dunque resterà fuori per almeno 3-4 mesi. Il video recuperato dal nucleo investigativo dei carabinieri mostrerebbe però che il minorenne è stato tra i più violenti.

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