"Volevano mille euro al giorno": il racconto della borseggiatrice picchiata

La borseggiatrice croata Meri Secic brutalmente massacrata nella metro di Roma ha raccontato i motivi che hanno portato alla violenza dei suoi ex protettori. "Meglio morta che sotto di loro"

"Volevano mille euro al giorno": il racconto della borseggiatrice picchiata
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Continua ad arricchirsi di particolari la vicenda della borseggiatrice massacrata nella metropolitana di Roma dai suoi ex protettori ai quali non era andata giù la scelta di cambiar vita e smetterla con i furti. Per questa ragione l'hanno colpita con calci e pugni fino a sfigurarle il volto e mettere a rischio il bambino che portava in grembo tant'é che i medici del Policlinico Umberto I l'hanno operata d'urgenza con un cesareo anticipando le tempistiche del parto.

"Gli dovevo mille euro al giorno"

La 39enne Meri Secic, questo il suo nome, ha aggiunto ulteriori dettagli di fondamentale importanza per le forze dell'ordine ai quali aveva già fatto nomi e cognomi in sede di denuncia. Sembra che la furia con la quale è stata ripetutamente colpita lo scorso giovedì nella stazione Termini della Capitale fosse dovuta anche ai pagamenti quotidiani che la 39enne di origini croate doveva ai protettori. "Mi hanno picchiato in due perché vogliono che rubi per loro, e che ogni giorno gli porto mille euro, ma io non voglio lavorare per loro. Si sono vendicati", ha raccontato al Corriere.

Chi è il mandante

Per la prima volta, la borseggiatrice fa il nome di chi pensa possa essere stato ad architettare l'aggressione e inviare i due uomini che la stavano per ridurre in fin di vita. "Si chiama Raul quello che li ha mandati a picchiarmi. Adesso sono molto nervosa per quello che mi è successo. Ma voglio cambiare vita, voglio trovare un lavoro". Il suo volto è ancora irriconoscibile nonostante l'intervento maxillo facciale d'urgenza ma, dal racconto al quotidiano, guarda spesso le foto di chi l'ha colpita ripetutamente in metropolitana. "Non ci sono solo loro, ma anche il mandante, Raul appunto". In ogni caso, dopo la denuncia la paura sembra essere passata e vogliosa di ricominciare con una nuova quotidianità. "Adesso voglio lavorare, avere una vita serena, se volevo stare sotto i loro ordini, accettavo. Ma non l’accetto. Meglio morta che sotto di loro. Non vivo al campo ma in hotel".

Le condizioni del bambino

Non si sa se il peggio, almeno per quanto riguarda le sue condizioni di salute, sia già alle spalle: Meri Secic spiega di stare fisicamente troppo male, a pezzi, e dover ancora affrontare due interventi chirurgici. "Sono nervosa, stanca. Il mio bambino è tuttora in osservazione - sottolinea nel suo racconto - lotta per la vita. Non ho ancora scelto il suo nome. L’importante adesso è che le indagini su quanto accaduto facciano il loro corso".

La fermezza del governo

I responsabili della vicenda sarebbero due rom che vivono nel grande campo di Castel Romano, alle porte della Capitale. La donna fu arrestata nel 2017 a Milano e, come ricorda il quotidiano, avrebbe dovuto scontare ben 19 anni di prigione ma è tornata in libertà a causa della gravidanza (la donna ha 13 figli). Nelle ultime ore anche la premier, Giorgia Meloni, è intervenuta sull'argomento spiegando che si deve porre fine alle violenze contro le schiave dei rom.

"L'ennesimo episodio inaccettabile che dimostra l'importanza di contrastare con determinazione il borseggio e l'accattonaggio forzato, fenomeni che colpiscono non solo le vittime dirette, ma anche coloro che, in alcuni casi, sono costretti a praticarli".

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