Nel Lazio è allarme obesità

CUTRUFO «Prevenzione e informazione possono servire a contrastare queste malattie»

La certezza è che i soggetti che ne sono affetti percepiscono il cibo e il corpo come i nemici da sconfiggere. Ma sta di fatto che l’obesità e i disturbi del comportamento alimentare, quali l’anoressia e la bulimia, rappresentano vere e proprie epidemie sociali nel nostro paese. Dove, rispettivamente il 42,5 per cento degli uomini e il 26,6 per cento delle donne è in sovrappeso, mentre il 10 per cento è giudicato, secondo il calcolo dell’indice di massa corporea, obeso. Un allarme che non fa sconti al Lazio: il 19 per cento del gentil sesso è obeso e il 16 per cento dei cittadini maschi ha diversi chili di troppo. Un’emergenza aggravata ancor di più dai giovani, di età compresa tra i 15 e i 20 anni, che nell’8 per cento dei casi soffrono di bulimia e anoressia.
Questo è quanto emerso, ieri, nel corso del convegno «Una buona alimentazione parte anche da una buona comunicazione» che si è tenuto presso il Tempio di Adriano ed è stato promosso dall’Adao (Associazione per lo studio dei disturbi alimentari e obesità) con l’obiettivo di diffondere la cultura della prevenzione e sensibilizzare i cittadini a seguire una corretta alimentazione. «Informare e prevenire sono le armi per sconfiggere queste malattie - sottolinea il vice sindaco capitolino Mauro Cutrufo, presente all’incontro -. Ho presentato in Senato un disegno di legge, condiviso dal presidente della commissione Sanità Antonio Tomassini, a tutela delle persone affette da obesità grave». «Una normativa - continua il numero due del Campidoglio - che riconosce la patologia come un’oggettiva condizione di handicap e prevede interventi finalizzati ad assicurare l’integrazione sociale e lavorativa degli obesi, come l’eliminazione delle barriere architettoniche e la modifica degli standard di progettazione degli uffici pubblici». «Ma anche - prosegue Cutrufo - l’adeguamento delle strutture e degli strumenti terapeutici di ospedali e cliniche, dove i letti sopportano, a oggi, pazienti che non pesano oltre i 150 chilogrammi». Infine Gianni De Ritis motiva la proposta di legge regionale, che ha presentato con Ercole De Masi, alla guida del reparto di gastroenterologia dell’ospedale San Carlo: «Occorre attivare presso le aziende sanitarie locali e ospedaliere una rete assistenziale che offra un approccio multidisciplinare al paziente e lo accompagni nel suo percorso terapeutico e riabilitativo».