Nel romanzo di Parazzoli recita la nostra storia

Satana appare ad Aldo Moro. Mentre il sequestrato dalle Brigate Rosse attende la sentenza, l'ombra nera di Dio lo strappa ai carcerieri e lo deposita sull'Altare della Patria

Satana appare ad Aldo Moro. Mentre il sequestrato dalle Brigate Rosse attende la sentenza, l'ombra nera di Dio lo strappa ai carcerieri e lo deposita sull'Altare della Patria. Lì, ad attenderlo, c'è Giulio Andreotti, pronto ad affrontare una conversazione definitiva sul destino della Nazione.

Siamo in un romanzo di Ferruccio Parazzoli, naturalmente (Teatro Italia, Il Saggiatore), e si potrebbe osservare che i temi cari all'autore non siano mai stati altrettanto decifrabili. Per convincersene, basta riflettere sulle sfumature del termine «teatro» cui allude il titolo di un volume animato da figure universalmente note: Aldo Moro è «il Prigioniero», Giulio Andreotti «il Presidente», Bettino Craxi «l'Esule». Due personaggi viventi completano la troupe: «il Leader», cioè Silvio Berlusconi e «il Papa», l'argentino che siede sul trono di Pietro. Risucchiate dal cervello di Parazzoli e opportunamente diabolizzate, le cinque maschere alternano le diagnosi più lucide ai deliri più improbabili muovendosi su una scena grottesca e beckettiana. Lasciato Moro sul Vittoriano, Andreotti si sposta in un monastero sulla Riviera dotato di telefono - il rapporto fra Stato e mafia è un orologio da regolare in continuazione - e Craxi ai confini del deserto tunisino riflette sulle analogie con un altro fuggiasco, il compagno Trotskij. Del Leader si fa vibrare una corda paradossale, la malinconia esistenziale; quanto a Bergoglio, ascolta paziente i fantasmi dei suoi predecessori, a partire da Paolo VI: «A me hanno cercato di uccidermi a Manila, un certo Mendoza y Amor, pensa tu che nome. Vestito in abiti talari mi è venuto addosso con un coltello. Solo un graffio. Mi ha difeso Marcinkus, grande, grosso, sportivo, appassionato di golf e di altro ancora».

«Teatro» anche perché vicende appartenenti a un passato più o meno recente sono scaraventate sulla ribalta di un eterno presente. Del resto non è da ieri che Parazzoli, tentato dalle più abissali eresie orientali, sospetta che il tempo, la mobile immagine dell'eternità, sia un inganno inventato da Dio per nascondere sotto il tappeto la sua sconfitta e sostituzione con il Demonio. «L'acqua santa si è mutata in sangue e lo zolfo si è bagnato». Eresie a parte, sfogliando queste pagine è impossibile non rimanere senza fiato di fronte all'immenso patrimonio romanzesco, labirintico e segreto, conservato negli scrigni della storia d'Italia.

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