Barack Obama scende, cade, crolla. Giù, in picchiata nei sondaggi, con la paura reale di non riuscire a tenere il controllo del Congresso. A quattro mesi dalle elezioni di midterm il gradimento del presidente è al punto più basso di sempre: oggi, secondo il rilevamento AbcNews-Washington Post sei americani su dieci hanno perso fiducia in lui. Sei su dieci, in pratica, non lo voterebbero. È un calo costante, atteso sì, ma non in queste proporzioni. Agli americani non piacciono le ricette economiche della la Casa Bianca, non piace la risposta date durante lemergenza della Marea Nera. È un momento difficile per Obama. A leggere il sondaggio la cosa che deve far più male al presidente è questa: il 51 per cento vorrebbe che il controllo del Congresso passi sotto i repubblicani perché «sarebbe un modo di tenere sotto controllo le politiche dellamministrazione».
La Casa Bianca raccoglie ancora la stima di deputati e senatori, ma anche su questo fronte la forbice si sta chiudendo. Sette elettori registrati su dieci dicono di non aver fiducia nei parlamentari democratici e una percentuale analoga ha una altrettanto bassa stima dei colleghi repubblicani. Per Obama e per il suo staff questo significa che tra quattro mesi si potrebbero trovare di fronte a una enorme batosta elettorale. A novembre si voterà per rieleggere tutta la Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Lumore dellelettorato è nero, così nero che il vento che dalla periferia soffia verso Washington spira dalla parte degli sfidanti: chi corre per difendere il proprio seggio è in difficoltà e rischia seriamente di non essere confermato. Il 36 per cento degli elettori adesso non si fida della classe politica americana, solo il 26 per cento è disposto a votare chi occupa un posto a Capitol Hill. È lantipolitica degli Stati Uniti e cavalcata alla perfezione in questi mesi dai Tea Party. Sembravano uno strano ma vero, invece sono diventati il caso politico dellanno: oggi Washington deve fare i conti con loro o comunque con il loro modo di fare opinione che è stato traslato in altri soggetti politici o parapolitici. Questi numeri si basano su quello che la AbcNews e il Washington Post hanno definito «lindice della frustrazione» dellAmerica: un termometro del malessere di un paese convinto al 90 per cento che leconomia vada di male in peggio e al 64 per cento che il governo non abbia una ricetta per curare i problemi della nazione. Solo il 43 per cento approva quel che sta facendo Obama per leconomia, mentre il 54 disapprova. Sulla questione della leadership il 58 per cento non crede che Obama sia in grado di prendere decisioni giuste per lAmerica contro un 43 per cento che continua a riporre fiducia nellinquilino della Casa Bianca: un calo di 18 punti nel primo anno e mezzo di presidenza.
Tutto questo si rifletterà nel voto di novembre. Non potendo punire il presidente, lAmerica potrebbe decidere di rendergli la vita complicata. Pagheranno gli indipendenti, pagheranno i repubblicani, pagheranno soprattutto i democratici. Lo sa Obama e ovviamente lo sa molto meglio il suo staff che in questi giorni ha cominciato a rendere pubblico il timore di non riuscire a mantenere il controllo del Congresso. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha ammesso domenica sera di sapere che i repubblicani potrebbero prendere la maggioranza alla Camera dei rappresentanti. Sarebbe un mezzo disastro, almeno se si prendono i paragoni storici: lultimo a uscire sconfitto dalle elezioni di midterm del suo primo mandato fu Bill Clinton, il quale dal 1994 governò con il Congresso in mano allopposizione di Newt Gingrich. Riuscì a essere rieletto, ma non riuscì a imporre alcuna sua riforma allAmerica. Laltro azzoppato già a metà del primo mandato fu Truman. Anche lui fu rieletto.
I precedenti valgono oppure no.
Obama piace solo al 40% dellAmerica E ora rischia di perdere il Congresso
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