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"Orgasmo" segna la fine dell'Eros nel 2030. Al suo posto subentra il piacere economico

Il giovane autore Niccolò Fettarappa immagina sul palco lo scenario futuro stabilito dall'agenda dell'Unione europea

"Orgasmo" segna la fine dell'Eros nel 2030. Al suo posto subentra il piacere economico
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Prima del debutto dei Direttori Junior, il teatro contemporaneo ha continuato a sopravvivere e a trovare consensi. Non credo sia stato risolto il problema della sopravvivenza di molti gruppi teatrali under 35, anzi credo che dovrà essere questo il problema che bisognerà risolvere al più presto. Ci sono casi di chi è riuscito ad emergere, come quello di Niccolò Fettarappa, la cui novità, "Orgasmo. Prosa disciplinata sulla fine del sesso", avrà una tournée, in vari teatri nazionali. Di Fettarappa, avevo visto "Uno spettacolo italiano", che si caratterizzava per una bella idea iniziale, carica di ironia, che aveva, come oggetto, la fine della egemonia della Sinistra, nel campo dello spettacolo, per essere sostituita da una egemonia di Destra, motivo per cui i due protagonisti invitano a fare un vero e proprio salto mortale.

Chi scrive, non solo deve saper parlare del suo tempo, ma deve sapere "come" farlo. Se ci riferiamo allo spettacolo "Orgasmo", il "modo" ha funzionato, perché c'è l'idea vincente, che consiste in una trovata iniziale fin troppo paradossale: "L'Europa ha approvato l'Agenda 2030, a Settembre di quell'anno arriverà l'ultimo orgasmo sul continente". Si dovrà andare in cerca di una nuova forma di piacere che non avrà più, come oggetto, quello del sesso, ma quello del Lavoro. Fettarappa si è inventato un nuovo conflitto, sempre necessario in una azione drammatica, quello tra Eros e Lavoro, creando un diverso concetto di Libido, in transfert. Questo conflitto ci viene annunciato in una specie di prologo tra un Giornalista e un Giovane Europeo. Il testo non è scritto in Atti e non ha una Trama. Bisogna ammettere che ogni autore ha il suo immaginario che va rispettato, specie se ritrae la nostra contemporaneità, nel nostro caso, quello della disfatta dell'Eros a vantaggio del piacere economico, ma anche della disfatta dell'Europa.

L'immaginario di Fettarappa è costruito su brevi scene: nella prima, che vede una coppia in crisi, il rapporto con l'argomento trattato ha una sua continuità, nelle altre, le storie si fanno sempre più paradossali, con l'arrivo di Orsi arrapati che diventano oggetto di analisi da parte di un Giornalista e di uno Zoologo, o con la presenza di due Ciclisti, uno avvilito, l'altro rammaricato per essere stato abbandonato dalla moglie. Alla fine, per dimostrare "il selvaggio che avanza", si assiste ad una specie di sketch che ha, per protagonista, un uomo e un grande sacchetto di spazzatura che egli abbraccerà al posto del corpo nudo di donna. Si tratta di una virata, da parte dell'autore, verso un iperrealismo di cui non avevamo avvertito la presenza.

Si diceva di un testo squinternato, come se l'autore avesse esaurito un linguaggio alto a vantaggio di un linguaggio colloquiale, un po' inventato che, però, non avrà vita lunga a causa di un suo autoessiccamento.

Fino al 29 marzo, Piccolo Teatro

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