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P3, Fiamme Gialle: indagini sui conti di Verdini Ma lui: "Quei 2,6 milioni sono frutto di sacrifici"

Disposte indagini su tutti i conti correnti aperti e gestiti da Verdini e Carboni. Verdini: "Si tratta di risorse personali, frutto di enormi sacrifici economici." Alfano: "Caliendo corretto, rimangono le deleghe"

P3, Fiamme Gialle: indagini sui conti di Verdini 
Ma lui: "Quei 2,6 milioni sono frutto di sacrifici"

Roma - Indagini su tutti i conti correnti aperti dal 2004 ad oggi e gestiti dal coordinatore del Pdl Denis Verdini e da Flavio Carboni: li hanno disposti i pm della procura di Roma che indagano sulla P3, dando mandato alla Guardia di Finanza di acquisire tutta la documentazione necessaria. Intanto, in un'intervista rilasciata a Sky Tg24, il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino: "Gli ultimi avvenimenti relativi all’inchiesta sull’associazione segreta P3 gettano un cono d’ombra, ma non credo che possano incidere sulla sostanza dell’attività che abbiamo svolto al Csm".

Indagine sui conti di Verdini e Carboni I pm di Roma hanno disposto di nindagate su tutti i conti correnti aperti dal 2004 ad oggi in istituti del gruppo Unicredit e gestiti dal coordinatore del Pdl Denis Verdini e da Flavio Carboni. L’obiettivo del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli è di accertare se attraverso quei conti correnti siano state effettuate operazioni illecite o siano comunque transitati fondi riconducibili a eventuali tangenti. Nel decreto di accertamento bancario, i pubblici ministeri chiedono alla Guardia di Finanza di acquisire presso il gruppo Unicredit tutta la documentazione per ricostruire "talune operazioni finanziarie" effettuate da Verdini e da Carboni dal gennaio 2004 ad oggi. Un accertamento disposto dagli inquirenti in seguito all’acquisizione degli assegni circolari per 800mila euro - con causali diverse e non tutti Unicredit - negoziati in gran parte da Antonella Pau, moglie di Carboni. L’accertamento non riguarda solo i conti correnti attivi: i militari dovranno infatti acquisire gli estratti conti dei rapporti anche estinti, "la documentazione relativa a cassette di sicurezza, libretti di deposito a risparmio sia nominativi che al portatore, dossier titoli anche per quei rapporti laddove lo stesso abbia agito per delega o mediante qualsiasi altro strumento sostitutivo o di interposizione". Gli inquirenti vogliono inoltre sapere se collegati ai conti di Verdini e Carboni vi siano anche "aperture di credito, mutui, castelletti per sconto effetti e per altre operazioni di portafoglio". Gli accertamenti bancari non riguardano solo i conti aperti presso Unicredit dal coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, e da Flavio Carboni.

Verdini: "2,6 milioni sono frutto di sacrifici" "Oggi, sfogliando il ’Corriere della Serà, mi sono imbattuto in un titolo a caratteri cubitali su certe indagini in atto nei miei confronti e relative a 2,6 milioni di euro. E visto che per l’ennesima volta vengo trascinato in un processo di piazza, alla piazza intendo rispondere". È il coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini ad affermarlo nella nota in cui rileva che "i 2,6 milioni di euro, che il ’Corriere della Serà sembra presentare come il frutto di chissà quale misfatto, rappresentano invece il risultato di operazioni aziendali del 2004 fra imprese e soci dello stesso gruppo editoriale che nulla hanno a che spartire con questa indagine". "Questo denaro - aggiunge - è stato esclusivamente utilizzato per l’attività del ’Giornale della Toscanà e delle aziende ad esso collegate. E comunque, a scanso di equivoci e di strane dietrologie, si tratta di risorse personali, frutto - conclude - di enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia famiglia e dai miei soci".  

Verdini: notizie distillate, come se ci fosse uan regia "Adesso basta! Da parecchi giorni, praticamente in tempo reale con gli arresti, le redazioni di tutti i quotidiani e delle agenzie di stampa sono in possesso di una chiavetta, altrimenti detta pen drive, che contiene le oltre 14mila pagine dell’inchiesta relativa alla fantomatica P3. Non voglio passare per stupido, illudendomi che esista ancora il segreto istruttorio, diventato invece come l’araba fenice, ma allo stesso tempo non posso non notare che le notizie relative alla mia persona vengano distillate giorno dopo giorno, quasi vi fosse una regia, facendo finta che si entri all’improvviso in possesso di nuovi elementi", ha proseguito Verdini. "Tra l’altro viene fatta una lettura assolutamente parziale e superficiale delle carte. Leggo per esempio da alcune agenzie le anticipazioni della prossima puntata di sospetti e veleni contro di me. Come se si trattasse di una novità, e non parte delle 14mila pagine ormai conosciute, salta fuori che la Guardia di Finanza avrebbe avuto l’incarico di verificare l’esistenza di miei conti correnti presso l’Unicredit e altre banche, come se vi avessi nascosto un fantomatico tesoretto illegale".

Alfano: Caliendo ha sempre agito in modo corretto "Il governo intende ribadire la piena correttezza dell’operato di Caliendo in due anni di lavoro", ha fatto sapere il ministro della Giustizia Angelino Alfano rispondendo al question time alla Camera in merito alle iniziative che l’esecutivo intende prendere in merito al coinvolgimento del sottosegretario Giacomo Caliendo continuerà a seguire per conto del governo il ddl intercettazioni. "Non prendiamo neppure in considerazione l’ipotesi" che Caliendo "non si occupi più della materia delle intercettazioni per il governo", ha aggiunto Alfano rispondendo all’interrogazione presentata dall’Idv. "A maggior ragione - ha affermato - dopo che proprio ieri Caliendo ha presentato l’emendamento del governo" al ddl intercettazioni che "in buona parte recepisce indicazioni provenienti da soggetti istituzionali auditi in commissione anche dalle opposizioni".

Quel voto su Marra Mancino è, poi, tornato a ribadire la propria autonomia nella scelta di votare a favore di Alfonso Marra per la presidenza della Corte d’Appello di Milano. Quindi, ha sottolineato di "non aver potuto immaginare che esistesse una loggia P3: non ne conosco la consistenza, non so se esista o no e sarà la magistratura a fare chiarezza su questo punto". "Non potevo mai immaginare - ha detto Mancino a Sky Tg24 - che un geometra (Pasquale Lombardi, ndr) potesse convincermi a votare Marra. Io ho esercitato la mia funzione di elettore in autonomia e indipendenza"Mancino, ha, poi, tenuto a ricordare che "all’epoca in cui il Parlamento ha trattato le conseguenze dell’appartenenza alla P2 io ho fatto dichiarazioni di voto a favore dell’entrata in vigore di una legge che punisse quelli che ne facevano parte". Infine, Mancino ha ringraziato il capo dello Stato per "aver sottolineato che ognuno ha esercitato le sue scelte in autonomia e indipendenza".

Stop al trasferimento di Marra L’avvio dell’azione disciplinare a carico di Marra farà venir meno il potere della Prima Commissione del Csm sul caso e porterà al blocco della procedura di trasferimento d’ufficio del magistrato. La Commissione di Palazzo Marescialli, alla fine, dovrà quindi trasmettere - è la spiegazione fornita a Palazzo dei Marescialli - i propri atti al pg della Cassazione: ciò significa che l’audizione di Marra, prevista per lunedì mattina, resta convocata, ma secondo i consiglieri il magistrato non si presenterà. Inoltre, svariati componenti della Commissione sono "amareggiati" dal fatto che, non avendo il pg della Cassazione chiesto alcuna misura cautelare a carico di Marra e con i tempi previsti dall’iter disciplinare, potranno essere necessari anche anni per arrivare a una soluzione della vicenda. Anni durante i quali, fanno notare a Palazzo Marescialli, Marra resterà al suo posto: essendo il magistrato nato nel 1938 e quindi prossimo alla pensione (mancano 3 anni), è il ragionamento a Palazzo Marescialli, potrebbe addirittura restare ai vertici della Corte d’appello di Milano fino a fine carriera. Nonostante questo "congelamento", comunque, l’indagine della Prima Commissione del Csm continuerà e si allargherà anche agli altri magistrati coinvolti nell’inchiesta P3, per i quali al momento non è stato avviato alcun procedimento disciplinare. 

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