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Cinque anni di attesa e sacrifici: Can Yaman finalmente Sandokan. Il suo lungo percorso verso il successo

Il racconto intimo della vita dell’attore e l’attesa per la fiction-evento di Rai 1

Cinque anni di attesa e sacrifici: Can Yaman finalmente Sandokan. Il suo lungo percorso verso il successo

Can Yaman torna sotto i riflettori con una delle interviste più personali degli ultimi anni. Ospite di Domenica In, l’attore turco si è aperto con Mara Venier parlando della sua infanzia, del legame profondo con l’Italia e soprattutto del progetto che più di tutti ha segnato la sua carriera recente: Sandokan. Una serie attesissima, più volte rimandata, che finalmente debutterà su Rai 1 domani, 1° dicembre 2025, articolata in otto episodi distribuiti in quattro prime serate.

“In Italia i tempi sono un po’ lenti”

Il tema dei ritardi produttivi, inevitabilmente, è finito al centro della conversazione. Yaman non lo nasconde: in Turchia i prodotti televisivi vengono realizzati e mandati in onda in tempi rapidissimi, mentre in Italia le tempistiche sono più dilatate. "Qui siete un po’ lenti", ha detto sorridendo, ricordando i cinque anni di attesa per vedere realizzata la sua versione di Sandokan.

Una lunga pausa che, però, gli ha regalato un vantaggio inatteso: "Nessuno ha cinque anni davanti per prepararsi a un ruolo. Io sì. E oggi sono un attore più maturo".

Il rapporto speciale con le fan

Prima di immergersi nel racconto della fiction, Yaman ha svelato anche qualche retroscena più leggero. Le sue fan, sempre numerosissime, non smettono di sommergerlo di regali: spille e anelli a forma di tigre, riferimento diretto al personaggio di Sandokan, libri, oggetti personalizzati e una quantità spropositata di cioccolato fondente. "Mi piace, ma non posso mangiarne tanto, così finisco per regalarlo", ha detto divertito.

Il legame con l’Italia: “Sinonimo di felicità”

L’amore fra Yaman e l’Italia nasce ben prima del successo televisivo. A soli 14 anni ha scelto di frequentare la scuola italiana di Istanbul, contro ogni aspettativa: un istituto piccolo, con pochi studenti, ma che gli ha permesso di imparare la lingua e avvicinarsi alla cultura italiana. "L’Italia per me è sempre stata felicità, gioia, bellezza. È stato naturale sceglierla", ha raccontato. E oggi, dopo il successo delle sue serie nel nostro Paese, quel legame sembra essersi chiuso in un cerchio perfetto.

La sua storia familiare: “Ho vissuto due vite”

Nel suo racconto, Yaman ha accennato anche alla sua infanzia. I genitori si sono separati quando era molto piccolo, tanto che non ha ricordi di loro insieme. "Meglio così", ha ammesso. "Sono rimasti amici, e forse da sposati avrebbero litigato sempre". I continui spostamenti da una città all’altra per vedere l’uno e l’altra lo hanno segnato, ma non gli è mai mancato il sostegno dei genitori.

Attore per caso: “Volevo fare l’avvocato internazionale”

In molti lo immaginano attore sin da giovane, ma la realtà è ben diversa. "Questo mestiere mi è capitato", spiega. Il suo sogno era un altro: diventare avvocato internazionale. Per migliorare la sua presenza in aula si era iscritto a un corso di recitazione, che però gli ha aperto una strada inaspettata. Il primo provino fu una “sfida impossibile”: la regista lo riteneva troppo bello per il ruolo. Così Yaman ha deciso di trasformarsi: ha perso 6 chili, ha ridotto la massa muscolare, si è presentato con barba e capelli trasandati e ha modificato perfino la postura. Una scelta radicale che ha convinto tutti, segnando il vero inizio della sua carriera.

“Sandokan è la mia rivincita”

Il successo ottenuto in Italia ha provocato qualche perplessità in patria. "Pensavano che i fan negli aeroporti fossero comparse ingaggiate", racconta. E qualcuno lo sfidava apertamente: "Se sei davvero famoso, vai a vivere all’estero". Trovarsi oggi protagonista della nuova versione di Sandokan è quindi una rivincita personale, soprattutto verso la stampa turca. "Mi hanno reso l’uomo più felice del mondo", ha detto riferendosi alla chiamata arrivata l’anno scorso, dopo vari rinvii dovuti anche alla pandemia.

Un Sandokan più forte e più consapevole

Yaman sente questo ruolo come una missione.

Non solo perché è uno dei personaggi più iconici della storia televisiva, ma perché dopo cinque anni di attesa e allenamento ora si sente davvero pronto: "Mi hanno offerto Sandokan quando ero un attore migliore". Il pubblico italiano lo aspetta. E lui, finalmente, può dirlo: “Si comincia davvero”. La tigre della Malesia sta per tornare a ruggire.

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