Nella serata delle cover, salirà sul palco del Teatro Ariston insieme alle Bambole di Pezza, Cristina D’Avena, per un’esibizione speciale che promette di accendere il pubblico con una delle sue sigle più iconiche, “Occhi di gatto”. Un incontro generazionale e musicale che unisce la regina dei cartoon italiani all’energia punk-rock della band milanese, in un connubio capace di sorprendere e far cantare a squarciagola intere platee.
Nata a Bologna il 6 luglio 1964, ha compiuto 62 anni, celebrando un traguardo che non rappresenta solo un compleanno importante, ma anche oltre quarant’anni di carriera. Una parabola artistica cominciata prestissimo, con l’esordio allo Zecchino d’Oro a soli tre anni, e diventata nel tempo una delle storie musicali più riconoscibili e trasversali del nostro Paese.
Definirla “cantante di sigle” è riduttivo. Cristina D’Avena è un fenomeno culturale. La sua voce ha accompagnato pomeriggi davanti alla televisione, ha fatto da colonna sonora ai sogni di bambini e adolescenti tra gli anni Ottanta e Novanta, ed è diventata un patrimonio collettivo capace di superare generazioni. È amata dai piccoli che ancora oggi scoprono quei cartoni animati e ne cantano le sigle, ma anche dai grandi che in quelle melodie ritrovano un pezzo della propria infanzia. Oggi, quei bambini di ieri sono adulti che affollano i suoi concerti, trasformando ogni live in un rito collettivo fatto di nostalgia, cori e memoria condivisa.
Negli anni ha interpretato oltre 700 brani, collaborando con autori e musicisti di primo piano. Più volte ha difeso la dignità artistica delle sigle animate, respingendo l’etichetta di “canzoni di serie B”: dietro quei brani ci sono firme importanti e una cura musicale che nulla ha da invidiare al pop tradizionale. E soprattutto c’è un potere evocativo straordinario. Come ha raccontato in diverse interviste, i cartoni animati hanno la capacità di provocare un immediato “flashback” emotivo, riportando ciascuno alla propria infanzia in pochi istanti.
L’esibizione di stasera all’Ariston con le Bambole di Pezza, band simbolo di un rock graffiante e contemporaneo, conferma la sua attualità. Non si tratta di un’operazione nostalgia, ma di un dialogo tra linguaggi musicali diversi, un ponte tra epoche che dimostra quanto quelle melodie siano ancora vive.
La top ten dei suoi brani più amati
Ripercorrere i suoi successi significa attraversare un pezzo di storia della televisione italiana. Ecco dieci sigle che, più di altre, sono diventate veri e propri inni generazionali.
1. Canzone dei Puffi
Un’esplosione di allegria diventata simbolo degli anni Ottanta. Ancora oggi basta l’attacco iniziale per scatenare un coro collettivo.
2. Kiss Me Licia
Romantica e sognante, ha accompagnato un fenomeno televisivo che andò oltre il cartone animato, trasformandosi in serie live action e culto pop.
3. Pollon, Pollon combinaguai
Ironica, scanzonata, irresistibile. Una sigla che unisce mitologia e leggerezza con un ritornello impossibile da dimenticare.
4. Mila e Shiro due cuori nella pallavolo
Energia e sentimento in un mix perfetto. È la sigla sportiva per eccellenza, simbolo di determinazione e primi amori.
5. Occhi di gatto
Sensuale, misteriosa, sofisticata. Il brano che questa sera risuonerà all’Ariston rappresenta uno dei vertici del suo repertorio.
6. È quasi magia Johnny
Dolce e malinconica, capace di raccontare le incertezze dell’adolescenza con una delicatezza rara.
7. Ti voglio bene Denver
Un inno all’amicizia che ha attraversato generazioni, mantenendo intatto il suo potere evocativo.
8. Piccoli problemi di cuore
Una fotografia musicale dei turbamenti sentimentali anni Novanta, ancora oggi amatissima.
9. Sailor Moon
Grintosa e iconica, ha portato in Italia il mito delle guerriere sailor diventando simbolo di forza e amicizia.
10. Rossana
Frizzante, imprevedibile, perfettamente in linea con lo spirito della protagonista del cartone.
Un’icona che non smette di reinventarsi
Cristina D’Avena ha sempre dichiarato di non essersi mai stancata di ciò che fa. Avrebbe potuto intraprendere strade diverse, avvicinarsi stabilmente al pop tradizionale, ma ha scelto di restare fedele a quel mondo che l’ha resa unica. Una scelta che il pubblico ha ripagato con affetto costante, trasversale per età e gusti.
La sua forza non è soltanto nella nostalgia, ma nella qualità musicale e nell’autenticità. Ogni concerto è un viaggio nel tempo, ma anche una festa contemporanea, dove generazioni diverse si ritrovano sotto lo stesso palco.
E questa sera, sotto le luci dell’Ariston, “Occhi di gatto” non sarà solo una sigla,
sarà la dimostrazione che certe canzoni non appartengono a un’epoca, ma restano vive perché parlano a tutti. Cristina D’Avena, a sessantuno anni, continua a essere la voce che unisce l’Italia in un unico, grande ritornello.