"Ha paura della morte?". "Della mia, no". Ed è stata proprio un'altra morte, quella del figlio Giovanni, a segnare profondamente Gino Paoli, scomparso oggi a 91 anni. Un lutto devastante, che il cantautore spiegava di non aver mai superato. Perché la sua paura era proprio quella "della morte delle persone che amo". Ed è quello che è successo.
Giovanni Paoli, giornalista, è scomparso un anno fa, il 7 marzo 2025: un infarto se l'è portato via a 60 anni. Una scomparsa improvvisa, arrivata senza segnali, che ha colpito duramente l’artista e la sua famiglia. E, proprio ricordando quella perdita, Gino Paoli, nell'ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha parlato di un dolore lacerante, "che non ho ancora superato. Mi pesa molto parlarne". La scomparsa del figlio Giovanni, diceva, è stata "un’ingiustizia atroce: deve morire prima il padre del figlio, dovevo morire prima io di lui". Un passaggio che restituisce la misura di una ferita rimasta aperta, difficilmente collocabile nel tempo e nell’elaborazione personale.
Nel racconto di Gino Paoli, il tema della morte si intreccia inevitabilmente con quello della fede e del senso ultimo delle cose. "L’ho detto al prete che ha celebrato il funerale: Dio dov’è? Come può permettere che un padre debba seppellire un figlio?". Una domanda diretta, posta nel momento più drammatico, a cui il sacerdote aveva risposto in termini esistenziali: "Dio è nel sentimento che provo. Dio esiste anche per suscitare la nostra rabbia, il nostro dolore, la nostra reazione". Una risposta che Paoli aveva fatto propria: "Credo che sia davvero così. Così con Dio ci parlo".
Un dialogo interiore culminato in riflessioni profonde condivise durante l'intervista. A Dio "chiedo perché si è portato via quasi tutti i miei amici, tante persone care. E lui mi risponde: “Se ci pensi bene, lo capisci”. Dio preferisce circondarsi di persone buone e intelligenti, anziché di figli di puttana. Mi chiedo però cosa ci faccio ancora io qui".
Ma quelle domande, che si sono approfondite dopo la morte del figlio, erano già nate tanti anni fa. Quando il cantautore ha iniziato a chiedersi che cosa ci fosse "dopo", se ci fosse un aldilà. "Me lo chiedo dalla notte dell’11 luglio 1963" ricordava riferendosi al tentato suicidio, quando si sparò al cuore. "Avevo tutto, il successo, le donne, e non sentivo più nulla. Volevo vedere cosa c’era dall’altra parte".
Una ricerca che nel tempo non si è mai chiusa del tutto. "Ho due teorie. A volte penso di ritrovarmi da solo, al buio, in mezzo al nulla, come uno stupido.
Altre volte penso che l’aldilà sia un posto meraviglioso, pieno di luce e di musica, dove ci ritroveremo tutti". Come se ci fosse "Il cielo in una stanza", per dirla con una delle sue canzoni più famose. Una stanza dove, forse, ha ritrovato quel figlio perduto.