Più attenti controlli possono evitare i gravi danni di un aneurisma

Quasi novantamila casi ogni anno in Italia, con terribili complicazioni. Si presenta così l’aneurisma dell’aorta addominale, una patologia che provoca la dilatazione permanente di questa arteria e ne indebolisce la struttura, minacciandone l’integrità. Purtroppo si arriva - in certi casi - alla rottura e l’80% dei pazienti muore prima di arrivare in ospedale. Per questo il recente Congresso nazionale della Società italiana di chirurgia vascolare (svoltosi a Milano) ha parlato di «emergenza» e ha invitato tutti, medici e non medici, a controlli più attenti, da effettuare – dopo i 65 anni di età – nei centri di chirurgia vascolare.
Dal gennaio 2010, questa campagna di prevenzione (un’ecografia misurerà il diametro dell’arteria e rivelerà la presenza di un aneurisma) salverà molte vite.
È dimostrato infatti che l’alta mortalità degli interventi chirurgici dell’ultima ora (poco meno del 50 per cento) può essere abbattuta, arrivando addirittura al 3 per cento, quando il trattamento è programmato. Sono particolarmente a rischio i fumatori, gli arterosclerotici e i soggetti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva. Nello studio e nella cura degli aneurismi dell’aorta, l’Italia può vantare molti primati. La grande scuola del professor Edmondo Malan ha formato chirurghi di grande valore come Ugo Ruberti (oggi in pensione) e Attilio Odero (cattedratico dell’Università di Pavia) ed ha permesso di introdurre nuove tecniche chirurgiche che hanno sensibilmente ridotto la mortalità operatoria.
A Milano si è discusso delle opzioni terapeutiche che negli ultimi anni si sono evolute. All’intervento tradizionale di rimozione dell’aneurisma con successivo innesto protesico, si affiancano oggi le procedure mininvasive, eseguite in anestesia locale, che prevedono l’inserimento di una endoprotesi a livello inguinale e comportano minore sanguinamento, degenza più breve, recupero più rapido. Sono quindi da preferire agli interventi «a cielo aperto» in tanti pazienti a rischio. Spetta al chirurgo (dopo avere valutato le condizioni del paziente e l’entità del danno) scegliere la tecnica. La Società italiana di chirurgia vascolare, come ha affermato il suo presidente, professor Maurizio Puttini, aderisce al progetto internazionale Hta (Health technology assessment) finalizzato a fornire un contributo professionale alla distribuzione delle risorse in ambito sanitario. In Italia, molte Regioni, dalla Lombardia alla Campania, hanno già emanato le prime direttive.
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