Perdere la memoria significa perdere l'identità. Sono gli altri che ti definiscono, che sanno chi sei e cosa sei stato. Se non ricordi, dipendi. Nel concreto, nella vita di tutti i giorni, e nei fatti che hanno costruito e formato il tuo carattere. Variazioni sul modello di Kraepelin, al Piccolo Teatro Grassi fino al 3 aprile è uno spettacolo scritto e diretto da Davide Carnevali, "che parla di degenerazione cognitiva - dice il drammaturgo e regista -, e, da una storia personale, tocca la storia europea". Emil Kraepelin fu lo psichiatra tedesco che, con il suo assistente Alois Alzheimer, ebbe un ruolo chiave nel definire la malattia di Alzheimer come "demenza presenile". Immaginiamo un contesto casalingo, scene di Paolo Di Benedetto, in cui interagiscono i personaggi. Un uomo, Fabrizio Bentivoglio, malato di Alzheimer, e con lui due presenze, Camilla Semino Fabro e Simone Tangolo. La vera protagonista è la malattia, e la confusione in cui tutto degenera a causa di questa: "È una storia sulla perdita del linguaggio - aggiunge Carnevali-: il figlio, Tangolo, cerca di stimolare il padre. Gli pone domande, lo interroga, lo stimola. La Semino Fabro punta sullo stare lì, esserci. C'è del comico, del tragico e del grottesco nello stesso tempo". E qui sta il punto: se non c'è memoria, non c'è tempo. I piani convivono, la parola chiave è destrutturazione. Del linguaggio, dei fatti, della trama. Carnevali, milanese classe 1981, premio Hystrio per la drammaturgia 2018, Premio Riccione 2013, e proprio per Variazioni, nel 2009 Premio Theatertext als Hörspiel al Theatertreffen di Berlino e Premio Marisa Fabbri, resta fedele al suo teatro con uno sguardo internazionale, che parte dall'uomo per parlare del Mondo. Anche in questa storia, giocata nei confini di una stanza, la destrutturazione mentale del protagonista vuole portare a una presa di responsabilità condivisa. "Il teatro è un fatto collettivo - dice ancora il regista e drammaturgo -: ho scritto questo spettacolo 18 anni fa, mi ero appena trasferito a Berlino e si era appena creata l'Europa Unita. Sono partito da un fatto personale, una persona a me vicina aveva l'Alzheimer, e sono arrivato a scrivere uno spettacolo che vuole far riflettere sull'identità europea".
Dal piccolo al grande, dal simbolo al significato, con un
lungo lavoro di riscrittura rispetto alla drammaturgia del 2009 realizzato insieme agi attori. "Abbiamo lavorato in un clima di collaborazione, quasi sperimentazione - ha detto Bentivoglio. Questo testo mi ha incantato".