Il federalismo? Da solo non basta. Così la pensano gli operatori delle Fiere, riuniti nel 2° Forum nazionale della filiera fieristica, organizzato dal Comitato fiere industria in collaborazione con Asal Assoallestimenti, lassociazione nazionale di Federlegno-Arredo che riunisce le aziende allestitrici. Nelloccasione, il messaggio è stato chiaro: nonostante nel 2001 la riforma del titolo V° della Costituzione abbia spostato in capo alle Regioni la governance del sistema fieristico, la dimensione locale devessere integrata da un coordinamento nazionale, indispensabile per lefficienza del mercato interno e la competitività su quello internazionale.
In pratica, se è vero che il passaggio di competenze ha prodotto grande dinamicità, portando in quasi tutte le Regioni a investimenti e riqualificazioni degli spazi espositivi, è altrettanto vero che non sempre i relativi piani industriali si sono rivelati chiari. E, soprattutto, pur apparendo magari coerenti rispetto alle esigenze di sviluppo dei singoli territori, gli ampliamenti non sono stati e non sono in sintonia con una domanda fieristica che, in tutta Europa, è in sostanziale stagnazione. «Siamo passati dallimmobilismo di un sistema totalmente centralizzato a un dinamismo eccessivo - commenta Pierpaolo Vaj, presidente di Asal Assoallestimenti -: una situazione che nel medio-lungo periodo rischia dindebolire il settore». I numeri, daltronde, parlano chiaro: e dicono che tra il 2001 e il 2005 il federalismo fieristico non ha accelerato linternazionalizzazione del sistema e non ha diminuito, anzi ha accentuato, la frammentazione degli eventi con la qualifica di «internazionale» in programma in Italia. Così, a fronte di un incremento relativamente modesto dei metri quadri espositivi, è cresciuto in misura considerevole il numero delle manifestazioni: dalle 143 del 2000 alle 166 del 2005. E nel calendario del 2008 se ne contano addirittura 186. Aumentate, parallelamente, anche le città sedi di Fiere internazionali: da 32 a 40, contro le 23 tedesche e francesi e le 12 spagnole. Risultato? Dispersione, concorrenza esasperata tra i quartieri fieristici e disorientamento della clientela, soprattutto straniera.
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