Al terzo posto del podio dei peggiori, questa settimana, abbiamo il Partito democratico e la sua "scuola politica" per stranieri. Oggi e domani molte città sono chiamate al voto. Tra queste c'è anche Venezia. Qui i dem hanno messo in lista ben sette candidati bengalesi. L'obiettivo? Portare a casa tutti i voti della loro comunità. E così sono partiti con volantini in lingua, invocazioni ad "Allah, il misericordioso, il compassionevole" e, soprattutto, la richiesta di costruire una moschea vicino alla stazione di Mestre. Per essere sicuri di portare a casa più voti possibile e, soprattutto, di far eleggere tutti e sette i candidati sono partite anche le "scuole di voto". Come si vede nel video pubblicato da Welcometofavelas, si tratta di vere e proprie lezioni per spiegare come e chi votare (con tanto di dolcetti durante il corso). Tutto regolare, per carità. Ma questo è il primo passo verso il partito islamico. Non è fantascienza. Basta guardare i risultati alle recenti amministrative nel Regno Unito dove le liste della sinistra sono piene di candidati musulmani e dove molti candidati musulmani hanno iniziato a presentarsi per conto proprio come indipendenti. A Tower Hamlets, per esempio, su 45 seggi a disposizione ben 37 sono andati a eletti di origine bengalese, 33 di questi fanno parte del partito del sindaco. Anche lui di origine bengalese.
Al secondo posto abbiamo il fronte filo palestinese che è tornato in mare alla volta di Gaza, ovviamente più per farsi arrestare che per fini umanitari. Va detto: il ministro per la Sicurezza israeliano, Itamar Ben-Gvir, e gli uomini dell'Idf ci sono andati giù troppo pesanti calpestando quelli che sono i diritti dei fermati. Chi lo sa, forse era proprio quello che desideravano i flotilleros: alzare un polverone internazionale. Se è così, Israele è caduta in pieno nella loro trappola. Sta di fatto che tutta quella sinistra radicale che brucia le foto della Meloni in piazza, che la vorrebbe a testa in giù, che sogna di cacciarla da Palazzo Chigi, ha poi preteso un suo aiuto. E in quanto a ipocrisia l’opposizione non è certo da meno. Quell'opposizione che sostiene i pro Pal plaudendo a missioni tanto ideologiche quanto inutili, missioni che, secondo diversi report, hanno a bordo figure legate ai Fratelli musulmani e quindi ad Hamas. Quell’opposizione che troppo spesso, pur di andare contro il governo, si è dimostrata troppo tenera con movimenti illiberali e violenti. Anziché montare l’ennesima polemica contro la Meloni, una volta avrebbero potuto dimostrare un briciolo di unità nazionale.
Al primo posto abbiamo la sinistra che, anche davanti alle mail di Salim El Koudri in cui inveisce contro i "bastardi cristiani di merda" e minaccia di "bruciare il vostro Gesù Cristo in croce", corre a minimizzare i fatti di Modena. Partiamo con la sparata di Gad Lerner: "I mali dell'Italia non dipendono dall'eccessiva presenza di stranieri bensì dal malgoverno di chi li sfrutta e li disprezza". Il filosofo Umberto Galimberti a In Onda: "Noi italiani siamo razzisti perché abbiamo la sensazione che gli immigrati siano biologicamente e psicologicamente più forti di noi". Massimo Giannini, nel suo podcast, se la prende con la proposta sulla revoca della cittadinanza e del permesso di soggiorno per chi delinque e parla di "semina dell’odio leghista". È un copione che abbiamo già visto in passato: il club dei pasdaran dell'accoglienza che ribaltano i fatti pur di non ammettere che esiste un problema integrazione con le seconde generazione di immigrati, in modo particolare con quelli di fede islamica.
Ormai è chiaro a tutti, tranne appunto alla sinistra, che l'integrazione non si misura con il titolo di studio né tantomeno basta un foglio di carta per integrare chi non vuole essere integrato. Per questo limitarsi a parlare di gesto isolato di un folle non aiuta a evitare che tragedie come quella di Modena si ripetano.