Da ieri mattina, quando si è diffusa prima la notizia dell'attacco Usa in Venezuela e poi quella della cattura e arresto di Nicolas Maduro, i salotti della sinistra radical chic europea continuano a recitare lo stantio copione dell'anti-americanismo d’accatto, lo stesso recitato nelle manifestazioni pro Pal anche perché, dopo tutto, i manifestanti sono sempre gli stessi, solo con una casacca diversa. Nel frattempo, però, i venezuelani della diaspora e anche quelli ancora in Patria, si incaricano di mandare in frantumi ogni retorica romantica di chi sceglie sempre di stare dalla parte sbagliata della storia. Le parole di un giovane venezuelano intervistato dalla tv stanno facendo il giro del mondo perché con tagliente sarcasmo hanno squarciato il velo ipocrita di chi oggi punta il dito contro contro Donald Trump. "A chi dice che agli Stati Uniti interessa solo il petrolio, io chiedo: cosa credete che volessero i russi e i cinesi? La ricetta delle arepas?", dice il ragazzo, che ieri è sceso in piazza per festeggiare la caduta del regime di Maduro.
La frase, sta rimbalzando di Paese in Paese, tradotta in tantissime lingue, perché riassume perfettamente il senso di quanto accaduto negli ultimi decenni in Venezuela. È la criptonite della propaganda bolivariana, perché mette a nudo il paradosso dei "compagni" europei che per decenni hanno seguito pedissequamente la narrazione egemone secondo la quale ogni pressione degli Stati Uniti sarebbe stata solo come un bieco tentativo di scippare le risorse energetiche al popolo venezuelano. Russia e Cina non hanno sostenuto Maduro per affinità elettiva o per "solidarietà rossa", lo hanno fatto per avere un ovvio riscontro, cinicamente inevitabile per le grandi potenze, che non si muovono mai per carità cristiana.
Mosca ha trasformato Caracas nel suo avamposto strategico nel cortile di casa degli Stati Uniti, garantendosi contratti petroliferi blindati attraverso giganti come Rosneft, che è una compagnia petrolifera russa controllata dallo Stato. È arrivata in Venezuela all'inizio degli anni Duemila attraverso joint venture con Pdvsa, la compagnia petrolifera statale venezuelana e nel tempo, con il peggiorare della crisi economica venezuelana e l’introduzione delle sanzioni statunitensi contro Pdvsa, Rosneft ha assunto anche un ruolo chiave come intermediario commerciale. Proprio grazie a Rosneft, il petrolio venezuelano ha raggiunto i mercati internazionali, soprattutto quelli asiatici, riuscendo ad aggirare parte delle sanzioni Usa e questo ha reso Rosneft un attore fondamentale per la sopravvivenza finanziaria del governo di Nicolas Maduro. Un ulteriore passaggio ha permesso di rafforzare ulteriormente il commercio evitando le sanzioni russe, quando Rosneft ha ceduto le sue attività venezuelane a una società interamente controllata dallo Stato russo.
Dall'altra parte, Pechino negli anni ha incassato decine di miliardi di debiti ripagati in barili di petrolio estratti a prezzi di saldo, trasformando di fatto il Venezuela in una colonia energetica. In questo modo Pechino ha potuto tutelare i propri interessi finanziari riducendo al minimo i rischi ma questo meccanismo ha finito per vincolare fortemente l’economia venezuelana, limitandone la capacità di negoziare liberamente le proprie risorse energetiche, rendendo di fatto il Paese subordinato alle esigenze del suo principale creditore.
Dire che Washington punta al petrolio non è una rivelazione, è geopolitica, ma far finta che Putin e Xi Jinping siano invece mossi da spirito filantropico è una falsità ideologica, che con l'esempio delle arepas viene smascherata.