La fusione nucleare rappresenta l'ambizione di replicare sulla Terra il meccanismo che alimenta le stelle. A differenza della fissione, che genera energia attraverso la scissione di atomi pesanti lasciando dietro di sé il peso di scorie e timori, la fusione agisce per unione: nuclei leggeri di idrogeno si fondono sprigionando una potenza straordinaria. È un processo che non divide, ma costruisce. Per concretizzare questa visione è necessario ricreare le condizioni solari, dominando temperature estreme e campi magnetici di assoluta precisione. Sebbene la sfida tecnica rimanga complessa e ancora confinata nei laboratori di ricerca, per la prima volta la distanza tra la teoria e la fattibilità sembra accorciarsi. La fusione non si presenta come un miracolo immediato, ma come il traguardo di una maturità tecnologica e scientifica capace di garantire un'energia pulita, sicura e potenzialmente inesauribile. All’evento “Il Sacro Graal dell’energia” organizzato da Il Giornale e Moneta a Milano, ne parlano Francesca Ferrazza, Head of Magnetic Fusion Initiatives Eni; Luca Mastrantonio, Ceo Nuclitalia; Paolo Sammartino, Member of General Fusion MDAC con Stefano Zurlo.
“L’energia da fusione ha il potenziale di rivoluzionare il percorso globale di transizione energetica, contribuendo alla decarbonizzazione e supportando l’accesso a fonti di energia più sostenibile sotto il profilo ambientale. Eni, consapevole del grande valore strategico di questa tecnologia, si impegna nello sviluppo e nell’industrializzazione dell'energia da fusione come nuovo paradigma energetico in grado di produrre energia più pulita, sicura e virtualmente inesauribile”, ha spiegato Ferrazza. Sammartino ha spiegato che “la tecnologia di General Fusion è diversa perché si usa un po’ meno energia e si fanno delle macchine con obiettivo specifico con dimensioni più ridotte rispetto a centrali enormi. Parlando di tempi, il prototipo di General Fusion è stato realizzato, ha una timeline di 3 anni e ha 3 gradini di funzionamento. Stiamo a guardare con molte aspettative questa scaletta e già quest’anno vedremo un piccolo sole su questo prototipo”. Rispetto a 10 anni fa “c’è stata un’accelerazione, ci sono stati progressi tecnologici che non nascono nascono dal nulla ma da tanta attività”. “Piccolo è più facile. Se prendiamo le dimensioni delle vecchie centrali a fissione, parlando di General Fusion l’obiettivo è di avere una potenza modulabile per arrivare a 300 MegaWatt e una taglia del genere può andare a sostituire molto di quello fatto con il gas e può essere replicabile in molti posti d’Italia”, ha detto Sammartino.
“L’utilizzo di questo genere di fusione ha una serie di challenge che si stanno risolvendo con una serie di miglioramenti tecnologici”, ha aggiunto Sammartino. “L’alimentazione con il trizio è uno degli isotopi più rari e costosi del pianeta e questa macchina ha un fattore di autoproduzione di trizio”, ha spiegato ancora Sammartino. “Quello che possiamo immaginare è che il prossimo decennio sarà molto interessante: entro la fine del prossimo decennio ci saranno macchine collegate che possono portare energia alla rete, tra il 2035 e il 2040”, ha proseguito Sammartino.
Luca Mastrantonio ha spiegato il primo anno di Nuclitalia, “nata sulla scia di quanto accaduto negli ultimi 5 anni per la riapertura del dossier nucleare in Italia e in Europa, una presa d’atto che i numeri non tornano, perché non ci sarà una transizione facile”. Sul punto non si è creata un’agenzia nazionale ma si è presa questa “ma è pur vero che siamo un animale strano, perché siamo il Paese più nucleare tra i non nucleari, perché abbiamo la seconda industria nucleare d’Europa per volumi e aziende. Abbiamo università che formano ingegneri nucleari a ciclo pieno, che esportiamo”. Nuclitalia significa che “nel solco industriale non siamo un’agenzia ma abbiamo creato una società con forti competenze, ci mettiamo assieme, Enel e Leonardo, e facciamo questo primo passo. Le istituzioni siamo state felici, noi siamo stati i più rapidi, abbiamo cominciato a lavorare in un’ottica sistemica. Nuclitalia vuol essere il volano di una partnership pubblica e privata ma inserire una tecnologia energetica non può essere solo il risultato di un esercizio complesso”. Allo stato dell’arte, “nonostante siamo bravi nel nucleare, partiamo da zero. Un obiettivo perseguibile sono gli 8 giga nel 2050”, ha proseguito.
“Si possono immaginare una 20ina di impianti nel 2050”, ha spiegato, considerando i modelli modulari da 300 MegaWatt ma se si ipotizzano modelli più grandi, ce ne potrebbero essere anche meno. Entro novembre “comunicheremo le tecnologie preferibili per partire subito su un programma nucleare nazionale” e “saranno una o due complementari”.