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Lo spread va sotto quota 60. Riparte anche la produzione

II differenziale tra Btp e Bund mai così bene dal 2008. Germania fuori dalla recessione, ma crescita debole

Lo spread va sotto quota 60. Riparte anche la produzione
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Lo spread tra Btp e Bund ieri mattina è scivolato a quota 59,9, ovvero sotto la soglia simbolica dei 60 punti base che non si vedeva dal 2008, per poi chiudere la seduta poco sopra i 62 punti. I mercati continuano a leggere una stabilità, frutto della prudenza sui conti del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e del governo, che fino a pochi mesi fa appariva tutt'altro che scontata. Anche la Bce nel bollettino economico ha sottolineato che gli spread dei titoli di Stato europei misurati rispetto ai tassi privi di rischio «si sono ridotti, riflettendo un forte appetito per il rischio» e «una rivalutazione favorevole da parte dei mercati delle prospettive di bilancio di alcuni Paesi, come Spagna e Italia». La banca centrale si sofferma anche sul fatto che nel 2027 la stretta di bilancio attesa in Ue sarà mitigata dalla Germania e dal differimento della spesa per i Pnrr specie appunto - in Spagna e in Italia.

Nel frattempo, buone notizie arrivano anche dall'Istat: a novembre 2025 è tornata a salire la nostra produzione industriale con una crescita media dell'1,5% sul mese precedente, dell'1,4% in termini annui. Al netto degli effetti di calendario, a novembre 2025 l'indice generale aumenta in termini tendenziali dell'1,4%, con i giorni lavorativi di calendario che sono stati 20 come a novembre 2024. Se i progressi della farmaceutica (+8,7%) restano i più robusti, si registrano performance positive anche per elettronica, macchinari e metallurgia. A frenare le medie, ancora una volta, sono i mezzi di trasporto (-3,1%) trascinati al ribasso dagli autoveicoli (-7,6%), così come risulta in calo di quasi tre punti è il settore chimico. In frenata di un punto il settore alimentare, mentre il tessile-abbigliamento resta al palo.

A dare una mano all'accelerazione italiana (oltre a un export forte al +3,1% nei primi 11 mesi del 2025) è anche l'andamento dell'economia tedesca. Il Pil della Germania, secondo i primi calcoli dell'Ufficio federale di statistica (Destatis), è aumentato dello 0,2% nel 2025 rispetto all'anno precedente. «Dopo due anni di recessione, l'economia tedesca è tornata a crescere leggermente. Questa crescita è attribuibile principalmente all'aumento della spesa per consumi delle famiglie e del governo», ha spiegato Ruth Brand, presidente dell'Ufficio federale. Al contrario, le esportazioni sono nuovamente diminuite per colpa dell'aumento dei dazi statunitensi, dell'apprezzamento dell'euro e della crescente concorrenza cinese.

La fine della contrazione è modesta ma si tratta, comunque, del primo aumento del Pil tedesco dopo due anni di recessione. Una Germania più stabile ha implicazioni positive anche per il nostro Paese: l'interscambio nei beni manifatturieri e nelle forniture ha storicamente rappresentato una parte rilevante del valore aggiunto per entrambe le economie.

Sul piano politico, la nuova fase economica coincide con rapporti relativamente cordiali tra Roma e Berlino, contrassegnati da un dialogo pragmatico tra Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz. Il punto di contatto tra i due è soprattutto l'interesse condiviso per una politica della Ue che non sacrifichi la base industriale del Vecchio continente.

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