Per ora sono solo rumori nella notte e piccoli falò improvvisati. Ma la scintilla del malcontento è scoccata anche a L'Avana. Cuba da settimane è in fermento per la paura di un colpo americano che decapiti il regime castrista, ma nelle ultime ore a farsi sentire è una popolazione allo stremo, fiaccata da mesi di crisi economica, energetica e alimentare.
Nella notte del 14 marzo alcuni manifestanti esasperati hanno preso d'assalto la sede del Partito comunista a Morón, nella provincia di Ciego de Ávila. Sui social sono comparsi i primi video che mostrano un gruppo entrare in un edificio, portare in strada mobili, quadri e materiale di propaganda e bruciarli in un grande falò tra slogan proteste contro l'esecutivo. I media del governo hanno parlato di "atti di vandalismo" legati a una "manifestazione pacifica". Il lessico è quello del regime, ma tradisce una mezza ammissione che qualcosa non funziona.
Il presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel ha riconosciuto il malcontento popolare per la carenza di energia elettrica e la crisi economica sull'isola, ma ha avvertito che "non saranno tollerati" atti di vandalismo come quelli registrati nelle ultime 24 ore. "È comprensibile il malessere che provocano nel nostro popolo i prolungati blackout, conseguenza del blocco energetico degli Stati Uniti, crudelmente intensificato negli ultimi mesi. Sono legittime le lamentele e le richieste, sempre che si agisca con civiltà e rispetto dell'ordine pubblico. Ciò che non sarà mai comprensibile, giustificato né ammesso è la violenza e il vandalismo che attentano alla tranquillità dei cittadini e alla sicurezza delle nostre istituzioni. Per il vandalismo e la violenza non ci sarà impunità", ha scritto su X.
Nonostante l'appello la notte successiva nuove proteste sono state registrate sempre a Morón ma anche a L'Avana. Nei video si intravedono nel buio della notte figure di cittadini per strada sullo sfondo di rumori fatti con pentole e coperchi. Una protesta del rumore che mescola rabbia e dolore per un Paese che sembra paralizzato. I fatti di Morón e L'Avana non sono isolati. Da giorni il malessere serpeggia per tutta l'isola. La popolazione è stremata dai continui blackout che possono durare fino a 20 ore, senza dimenticare i problemi idrici e alimentari.
Il questo scenario il governo cubano cerca di aggrapparsi a un equilibrio sempre più fragile compromesso dalle proteste interne e dal pressing degli Stati Uniti, tentando un dialogo con Washington. L'obiettivo, nelle parole del presidente Miguel Díaz-Canel, è "identificare aree di cooperazione che contribuiscano alla sicurezza e alla pace delle nazioni e nel continente". Questi contatti sarebbero supervisionati dallo stesso Díaz-Canel e dell'ex presidente Raúl Castro. Dalle indiscrezioni emerge però anche il nome del nipote omonimo dell'anziano leader, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, soprannominato "Cangrejo" (granchio, per via di una malformazione congenita a una mano). Pur senza incarichi ufficiali, il giovane è indicato come il possibile interlocutore in contatti riservati con il segretario di Stato Marco Rubio.
Secondo Usa Today la trattativa prevederebbe uno scenario venezuelano soft: nessun blitz, ma un'uscita di scena negoziata di Díaz-Canel, mentre alla famiglia Castro verrebbe concesso di rimanere nel Paese. In una fase successiva arriverebbe l'alleggerimento delle sanzioni nei settori dell'energia, dei porti e del turismo, insieme a una maggiore flessibilità nelle restrizioni ai viaggi verso l'isola. Per il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez la trattativa con Washington "non riguarda gli affari interni, gli ordinamenti costituzionali né i modelli politici, economici e sociali dei due paesi". Per il capo della diplomazia cubana l'obiettivo è "trovare una via alle divergenze bilaterali nel rispetto del diritto internazionale e della sovranità di entrambe le parti".
Sullo sfondo resta anche la Flotilla per Cuba. Un convoglio promosso da volontari provenienti da tre continenti è in viaggio per portare sull'isola oltre 20 tonnellate di aiuti umanitari tra alimenti, medicinali e attrezzature per l'energia solare. L'arrivo della missione internazionale "Nuestra América Convoy", è sostenuta anche dall'attivista climatica svedese Greta Thunberg, è previsto per il 21 marzo. La spedizione trasporterà oltre 500.000 dollari in pannelli solari e generatori destinati a sostenere l'approvvigionamento energetico di ospedali e servizi essenziali, in un momento di forte carenza di elettricità sull'isola.
Altri materiali includono più di 400.000 dollari in apparecchiature mediche, medicinali, alimenti di base, prodotti per la nutrizione infantile e forniture igieniche.
L'iniziativa è organizzata da una coalizione internazionale di movimenti, sindacalisti, parlamentari, organizzazioni umanitarie e personalità pubbliche. Per il giorno dell'arrivo del convoglio è prevista anche una grande manifestazione di solidarietà lungo il Malecón dell'Avana.