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Dal blitz cyber alla decapitazione del regime: le tre mosse Usa contro l’Iran

Alla vigilia dei colloqui di Ginevra, Washington valuta tre scenari: attacchi informatici e non cinetici, raid aerei mirati su nucleare e pasdaran o una campagna massiccia per colpire vertici e arsenale missilistico di Teheran

Dal blitz cyber alla decapitazione del regime: le tre mosse Usa contro l’Iran

A poche ore da quello che molto probabilmente sarà l'ultimo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti, che si terrà a Ginevra giovedì, le forze statunitensi stanno ultimando il dispiegamento nel vasto teatro mediorientale.

La portaerei “Ford”, mentre scriviamo, si trova nella baia di Suda, a Creta, in attesa di posizionarsi molto probabilmente al largo del Levante – si vocifera una tappa al porto di Haifa – mentre il ponte aereo tra gli Stati Uniti e le basi del Medio Oriente, passando dall'Europa, continua.

I segnali di un possibile accordo sono oltremodo flebili nonostante l'ottimismo degli iraniani: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva dichiarato alla Cbs, in un'intervista andata in onda domenica, che c'erano “buone possibilità” per una soluzione diplomatica della questione nucleare, aggiungendo che era l'unica questione in discussione.

Il sostegno cinese all’Iran

Intanto Teheran riceve il supporto cinese: oltre alle immagini satellitari delle basi Usa in Medio-Oriente rese pubbliche, esattamente come fatto prima dell'attacco del giugno 2025, la Repubblica Popolare ha inviato nel Golfo Persico un cacciatorpediniere di classe Type 055 e la sua nave spia più avanzata, la Liaowang-1. La nave, che era stata osservata anche in occasione dell'attacco Usa dell'anno scorso, è equipaggiata per monitorare i satelliti militari e tracciare i lanci di missili, fungendo anche da centro di comando e controllo mobile per le operazioni navali.

Soprattutto Pechino ha dato accesso a Teheran al suo sistema di navigazione satellitare BeiDou, dopo l'abbandono da parte di Teheran del GPS statunitense. Si ritiene pertanto che la Repubblica Popolare Cinese fornisca dati di intelligence all'Iran che risulterebbero utili in caso di attacco di ritorsione. Oggi è stata diffusa la notizia che Teheran è vicina a finalizzare un accordo con Pechino per l'acquisto di missili da crociera antinave CM-302, sebbene non sia stata concordata una data di consegna. Questi missili supersonici hanno una gittata di circa 290 chilometri e sono progettati per eludere le difese navali volando bassi e veloci. Il loro dispiegamento aumenterebbe significativamente le capacità di attacco dell'Iran e rappresenterebbe una minaccia per le forze navali statunitensi nella regione, ma non ci sono indicazioni che la consegna sia in atto, per il momento.

Tre opzioni di attacco: dal non cinetico alla decapitazione del regime

Dato questo contesto politico/militare quali sarebbero le opzioni statunitensi per un attacco all'Iran? Una prima sarebbe di tipo non cinetico. Gli Usa, insieme a Israele, potrebbero effettuare attacchi informatici per mettere fuori uso obiettivi militari e civili, riducendo la capacità di difesa e risposta iraniana e colpendo le infrastrutture critiche delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran), che gestiscono l'arsenale missilistico iraniano e il programma nucleare. Un'altra opzione non cinetica potrebbe essere l'utilizzo di armi a radiofrequenza o a microonde per degradare/distruggere i microchip nei sistemi chiave iraniani, ovviamente quelli non protetti da adeguata schermatura come quelli situati in bunker profondi. Bisogna considerare anche la guerra dell'informazione: gli Stati Uniti potrebbero far giungere in Iran più terminali Starlink per aiutarli ad aggirare il blocco di internet imposto dagli ayatollah, e così avere più diffusione per la propaganda anti-regime.

La seconda opzione, che è anche quella ventilata dallo stesso presidente Donald Trump, riguarderebbe attacchi aerei limitati su obiettivi di alto valore strategico: infrastrutture legate al nucleare, centri di comando e controllo dei pasdaran, quartier generali delle forze armate e delle Guardie della Rivoluzione, centri di stoccaggio missilistici noti. Si tratterebbe di una campagna aerea limitata, di due o tre giorni, che utilizzerebbe in larga parte sistemi stand-off come missili da crociera “Tomahawk”, droni da attacco e caccia F-35 con armamento a lunga gittata.

La terza opzione, a nostro giudizio la meno raccomandabile per i risvolti politici in Iran che ne deriverebbero, è quella di una lunga e intensa campagna aerea che vedrebbe attacchi di decapitazione della dirigenza politica e militare iraniana, la distruzione di tutte le infrastrutture legate al programma nucleare – compresi i centri di ricerca prettamente a uso civile – e il tentativo di eliminare il più possibile l'arsenale missilistico iraniano, non solo andando a colpire le posizioni di lancio e immagazzinamento note, ma anche l'industria missilistica iraniana.

La questione principale che ha fatto naufragare ogni precedente tentativo di accordo post

cessazione del JCPOA (l'accordo sul nucleare siglato ai tempi di Obama), è proprio l'arsenale di missili balistici dell'Iran, che rappresenta l'unico strumento di deterrenza realmente efficace a disposizione degli ayatollah.

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