Leggi il settimanale

Il boia non si ferma: è strage di dissidenti. "Oggi è il mio turno, lottate per la libertà"

Da inizio anno oltre 600 esecuzioni. Molti giovani impiccati dopo le proteste

Il boia non si ferma: è strage di dissidenti. "Oggi è il mio turno, lottate per la libertà"
00:00 00:00

«State sentendo la mia voce dalla prigione di Urmia. Potrebbe essere l'ultima volta. Oggi è il mio turno, domani sarà quello di qualcun altro e il giorno dopo potrebbe toccare a un vostro caro. Non restate indifferenti, rimanete dalla parte giusta, a difesa dei diritti umani». Mehrab Abdollahzadeh aveva 28 anni quando è stato impiccato il 3 maggio in Iran. Il suo ultimo messaggio è stato registrato il giorno dell'esecuzione, dopo 40 mesi di prigione e 42 giorni di torture subite immediatamente dopo l'arresto in un centro di detenzione dei Guardiani della Rivoluzione islamica in seguito alle proteste del 2022, con l'obiettivo di estorcergli una falsa confessione. Tra botte e minacce, è stato costretto a prendersi la responsabilità della morte di un membro dei Basij, i paramilitari volontari iraniani, anche se dalle telecamere non è mai emersa la sua presenza sul luogo del delitto e lui ha chiesto più volte, invano, di provare la sua innocenza tramite localizzazione del telefono cellulare. Ha potuto vedere i suoi avvocati solo dopo diverse settimane di prigione e violenze e, alla fine, è rimasto ingabbiato in un processo farsa, in cui gli sono stati negati i più elementari diritti alla difesa.

Mehrab è solo uno degli ultimi giustiziati in Iran. In tutto, si stima che siano oltre 600 da inizio anno, circa 26 quelli uccisi dal regime da fine febbraio, da quando è iniziata la guerra degli Stati Uniti alla Repubblica islamica, ora congelata da una tregua fragile lunga un mese. Eppure il cessate il fuoco non ha fermato la macchina del boia. Mentre i vertici del regime continuano a trattare indirettamente con gli Stati Uniti, in patria non c'è spazio per alcun tipo di dialogo e confronto con gli oppositori. La risposta è la forca. I detenuti, come da macabra tradizione, vengono per lo più impiccati. Tra loro molti giovani, visto che una parte significativa delle esecuzioni politiche è legata alle proteste anti-regime, ultime quelle di gennaio, finite in un bagno di sangue da oltre 40mila morti che allunga adesso la sua scia con nuove esecuzioni.

Gli ultimi due casi sono quelli di Nasser Bekrzadeh, 26 anni, e Yaghoub Karimpour, 41 anni, impiccati per spionaggio a favore di Israele e collaborazione con il Mossad, il servizio segreto israeliano per l'estero, dopo una procedura accelerata durata 10 giorni. La lista degli orrori si allunga di giorno in giorno. Prima di Nasser e Yaghoub era toccato a due sportivi, entrambi condannati per le proteste di gennaio. Saleh Mohammadi, 19 anni, campione di lotta libera e membro della nazionale iraniana, è stato appeso a una corda il 19 marzo per il reato di «guerra contro Dio», un tipico prodotto della sharia, la legge basata sull'interpretazione più estremista del Corano. Il secondo è stato Sassan Azadvar, 21 anni, al cappio nel carcere centrale di Isfahan. Appena due giorni fa è stata la volta di Mehdi Rassouli, 25 anni, Mohammad Reza Miri, 21 anni, ed Ebrahim Dolatabadi, anche loro arrestati alle manifestazioni anti-regime di inizio anno. E ancora Amirhossein Hatami, 18 anni, Mohammadamin Biglari, 19 anni, studente universitario, e Amirali Mirjafari 24 anni, tecnico informatico. Vite spezzate nella lotta per la libertà.

L'Iran rischia di superare nel 2026 il tragico record di oltre 1600 esecuzioni compiute lo scorso anno. L'elenco di oppositori giustiziati si allunga di ora in ora, in un clima di spietatezza e totale negazione dei diritti fomentato dal capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei, secondo cui le condanne a morte «riflettono la volontà del popolo» e Teheran non mostrerà «alcuna clemenza». Un clima supportato da 63 membri del Parlamento di Teheran, che hanno ringraziato il sistema giudiziario della Repubblica islamica per le impiccagioni, definite «azioni decisive e pubbliche» contro i protagonisti delle proteste. Il dissenso è punito con la forca. Anche quando si tenta di aggirare la censura.

È accaduto nelle scorse ore anche a Hesam Alaeddin, 40 anni, picchiato a morte da agenti del regime per il presunto utilizzo di apparecchiature Starlink, l'Internet satellitare di Elon Musk che può aggirare il blocco digitale in vigore da quasi 70 giorni, il più lungo mai registrato al mondo. In Iran si muore ancora anche per una telefonata, un'email, una parola di troppo.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica