Politica estera

Europa in allarme per il Trump bis: cosa succede se gli Usa escono dalla Nato

Crescono i timori tra gli alleati degli Usa per una vittoria di Donald Trump che potrebbe portare al ritiro di Washington dalla Nato

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Non si sono ancora aperte le primarie del Gop e non solo Donald Trump è considerato il candidato favorito tra gli altri sfidanti del suo partito ma gli ultimi sondaggi lo danno in vantaggio anche su Joe Biden nella corsa alla Casa Bianca. La prospettiva di un ritorno a Washington dell’ex presidente sta già quindi gettando scompiglio tra le cancellerie occidentali.

Tra i più preoccupati per un Trump bis ci sarebbero i Paesi membri della Nato finiti sulla graticola durante il finora unico mandato del miliardario. Oggetto delle critiche erano i finanziamenti stanziati dai singoli Stati ritenuti insufficienti per il funzionamento dell’Alleanza atlantica perché al di sotto della soglia stabilita del 2% del prodotto interno lordo di ciascuna nazione. Gli Stati Uniti durante l’amministrazione di Barack Obama avevano manifestato una certa insofferenza per gli scarsi impegni di bilancio predisposti dagli alleati ma con il tycoon le rimostranze americane si erano trasformate nella minaccia di abbandonare l’organizzazione. A rendere concrete le paure dei partner dell'America c’erano in fondo già state le decisioni prese da Trump di ritirarsi dall'accordo con l’Iran sul nucleare e da quello di Parigi sul clima.

Adesso, scrive il New York Times, sarebbe cominciato un vero e proprio pellegrinaggio di ambasciatori europei e di figure di alto livello di think tank alla corte di The Donald con l’obiettivo di comprendere le sue intenzioni in caso di una riconferma alla Casa Bianca. Il quotidiano riporta che Mikko Hautala, l’ambasciatore della Finlandia, avrebbe contattato direttamente il miliardario per persuaderlo sul valore del suo Paese nell’organizzazione. “C’è un grande timore in Europa che un secondo mandato di Trump porterebbe all’abbandono della Nato da parte degli Usa. Questo sarebbe un enorme fallimento storico e strategico” ammette l’ammiraglio James J. Stavridis, comandante supremo delle forze Nato dal 2009 al 2013.

In un comizio svoltosi lo scorso ottobre il candidato repubblicano ha dichiarato che “tutti ci devono dei soldi” vantandosi di aver minacciato in passato i leader dei Paesi membri dell’organizzazione dicendo loro che se non avessero pagato quanto dovuto gli Stati Uniti non li avrebbero difesi da un eventuale attacco della Russia. A quel punto, secondo quanto sostenuto dal tycoon sarebbero arrivati “centinaia di miliardi di dollari”. Un letimotiv già adoperato in passato. Nella campagna elettorale del 2016 Trump dichiarò infatti che se Mosca avesse attaccato gli Stati baltici avrebbe deciso se aiutarli solo dopo aver verificato “l’adempimento dei loro obblighi nei nostri confronti”. Nel 2020, a conferma di un rapporto personale difficile, anche sul tema Nato, con la cancelliera tedesca Angela Merkel l'allora presidente ritirò un terzo dei 36mila soldati Usa stanziati in Germania.

Il riferimento all’Alleanza atlantica che compare sul sito internet della campagna del tycoon non aiuta a dissipare i dubbi: "dobbiamo finire il processo cominciato con la mia amministrazione volto a riconsiderare lo scopo e la missione della Nato”. In un comunicato rilasciato dalla campagna di Trump per chiarire il significato di questa affermazione si legge che “è obbligo di ogni presidente degli Stati Uniti assicurarsi che le alleanze dell’America servano a proteggere gli interessi degli americani”.

Ad inquietare gli alleati non è comunque solo la possibilità che Trump ritiri gli Usa dalla Nato ma anche l’ammirazione che il repubblicano nutre nei confronti di Vladimir Putin. La sua vittoria a novembre potrebbe segnare la fine di ogni speranza di Kiev nella guerra contro la Russia e il trionfo della corrente isolazionista all’interno del Gop che ha già cominciato a manifestarsi proprio nel dibattito sull’approvazione di nuovi fondi a favore dell’Ucraina.

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