Negli ultimi anni l’Iran ha costruito una rete di relazioni economiche e militari quasi invisibile ma rilevante sul piano geopolitico. Nonostante le pesanti sanzioni internazionali, Teheran ha saputo intensificare scambi energetici e forniture militari con diversi partner, soprattutto in Asia e in Medio Oriente. Il petrolio resta il cuore di questa strategia: al netto delle suddette restrizioni, l’Iran ha continuato a esportare greggio e prodotti raffinati attraverso canali alternativi utilizzando triangolazioni commerciali, società intermediarie e rotte marittime poco trasparenti. Allo stesso tempo, la Repubblica Islamica, alle prese adesso con una complicata guerra contro Stati Uniti e Israele, ha sviluppato un’industria militare sempre più orientata all’export, che include droni, componenti aeronautici e supporto logistico per flotte militari.
Gli affari dell'Iran con il Myanmar
Uno dei casi più significativi riguarda i rapporti tra Iran e Myanmar, dove la giunta militare al potere dal 2021 è alla ricerca di forniture energetiche e militari per sostenere le proprie operazioni. Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, tra dicembre 2025 e febbraio 2026 il Myanmar avrebbe importato segretamente carburante per aerei proveniente dall’Iran in almeno tre spedizioni.
Nello specifico, i documenti portuali indicano che il carburante è stato consegnato al terminal petrolifero di Thilawa, vicino a Yangon, e che una delle navi utilizzate avrebbe dichiarato falsamente l’Iraq come paese di origine del carico. Le forniture sarebbero state sufficienti a garantire tra 120 e 150 giorni di operazioni aeree per l’esercito birmano, impegnato in un conflitto interno con diversi gruppi armati.
Attenzione però, perché pare che l’Iran non si sarebbe limitato a vendere carburante: avrebbe fornito al governo birmano anche droni militari e grandi quantità di urea, una sostanza utilizzata principalmente come fertilizzante ma che può essere trasformata in esplosivi improvvisati. Le consegne di urea, in particolare, sarebbero comprese tra 400.000 e 600.000 tonnellate l’anno. Questi scambi rappresentano un cambio significativo rispetto alla posizione ufficiale che Teheran aveva espresso in passato sulla crisi dei Rohingya, quando aveva promesso sostegno agli sforzi diplomatici internazionali per risolvere la situazione umanitaria in Myanmar.
La rete di Teheran
Il rafforzamento di simili rapporti economici e militari, ha spiegato ancorala testata asiatica, dimostra come l’Iran stia ampliando la propria rete di partner in regioni dove le sanzioni occidentali hanno un impatto più limitato.
La combinazione di esportazioni energetiche, tecnologia militare e materie prime consente inoltre a Teheran di mantenere flussi finanziari vitali per l’economia nazionale e allo stesso tempo costruire relazioni strategiche con governi isolati o in difficoltà. In ogni caso questa strategia comporta anche rischi.
Le tensioni internazionali e la volatilità dei prezzi dell’energia possono rapidamente alterare gli equilibri economici di questi scambi.
Nel caso del Myanmar, per esempio, l’aumento dei prezzi del petrolio e le difficoltà nelle rotte marittime potrebbero rendere più costose o complicate le importazioni di carburante, mettendo sotto pressione le finanze della giunta militare.