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Hegseth e la guerra interna: ecco quali sono le ultime mosse del capo del Pentagono

Il segretario alla Difesa Usa prosegue la campagna di purghe tra i vertici militari. Una mossa insolita durante un conflitto in corso

Hegseth e la guerra interna: ecco quali sono le ultime mosse del capo del Pentagono
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C’è una guerra nella guerra che si combatte all’ombra della missione Furia Epica in Iran. Anche la luce verde di questa operazione è arrivata dal Pentagono ma essa non si combatte in Medio Oriente bensì nei corridoi dello stesso dipartimento della Difesa in cui si continuano a pianificare le prossime fasi della resa dei conti con il regime degli ayatollah. A guidare lo scontro in questione, per la verità cominciato ben prima dell’avvio del conflitto, è Pete Hegseth, il falco dell’amministrazione Trump che nelle ultime ore ha chiesto al capo di Stato maggiore dell’esercito Randy George di rassegnare le dimissioni. L’ex anchorman di Fox News, che ha avviato una serie di purghe sin dai primi giorni del ritorno a Washington di Donald Trump, ha chiesto anche la rimozione di David Hodne, il comandante dell’Army Transformation and Training Command, e di William Green, il capo dei cappellani dell’US Army.

L’iniziativa di Hegseth arriva, come menzionato, mentre il conflitto in Iran, ormai giunto alla soglia dei 40 giorni, prosegue senza una vera de-escalation diplomatica in vista. In contemporanea alle manovre al Pentagono, dall’altra parte del Potomac, anche il presidente americano sembra aver avviato un repulisti tutto interno al team Maga con i licenziamenti della procuratrice generale Pam Bondi e della segretaria alla Sicurezza nazionale Kristi Noem. E indiscrezioni di stampa riportano che le richieste di dimissioni forzate potrebbero interessare anche il segretario al Commercio Howard Lutnick.

Tornando a quanto succede al dipartimento della Guerra e alle purghe avviate da Hegseth, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha confermato in un post sui social media che il ritiro di George, nominato nel 2023 da Joe Biden, ha “effetto immediato”. Solitamente il mandato del capo di Stato maggiore dell’esercito è di quattro anni ma in questo caso il capo della Difesa Usa non ha voluto aspettare oltre, pur esprimendo “gratitudine per i decenni di servizio prestati alla nostra nazione”. Al suo posto dovrebbe subentrare il suo vice, il generale Christopher LaNeve.

Con la rimozione di George, Hegseth ha rinnovato quasi completamente il gruppo dei più alti ufficiali militari del Pentagono che consigliano sia il presidente che il segretario alla Difesa. A rimanere al loro posto dall’insediamento del segretario sono il generale Eric M. Smith, comandante del corpo dei Marines, e il generale B. Chance Saltzman, alla guida della Space Force. A partire dal 2025 sono stati licenziati i capi della Marina, della Guardia costiera, il vice capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e poi il suo numero uno. Tra gli altri “dimissionati” eccellenti c’è poi il generale Charles Brown Jr, ex capo degli Stati maggiori riuniti.

Non si conoscono i motivi del licenziamento di George ma sin dall’inizio del repulisti i media Usa hanno indicato che il Pentagono si è mosso per eliminare chiunque nella leadership militare abbia abbracciato iniziative per la

diversità e l’inclusione o non abbia mostrato lealtà nei confronti del presidente Trump. Il Washington Post sottolinea che un numero sproporzionato di persone prese di mira da Hegseth sono donne o appartenenti a minoranze.

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