Politica estera

Esercitazioni, tank e trasferimenti in Asia: così gli Usa si preparano alla guerra con la Cina

La Reuters svela i primi dettagli del piano militare americano in vista di un possibile conflitto con la Cina per il controllo di Taiwan. Le vulnerabilità Usa nel Pacifico

Esercitazioni, tank e trasferimenti in Asia: così gli Usa si preparano alla guerra con la Cina

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Se vuoi la pace prepara la guerra. Per gli Stati Uniti non c’è luogo al mondo al di fuori dell’Indo Pacifico in cui questa massima non trovi la sua più plastica rappresentazione. Infatti, Washington, osservando con crescente preoccupazione le mire espansionistiche di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e l’assedio di fatto imposto dalle sue forze armate all’isola di Taiwan, ha deciso di passare all’azione approntando piani in vista di un possibile conflitto nella regione.

Le mosse del Pentagono

È la Reuters a svelare qualche dettaglio sugli sforzi messi in campo dall’America per farsi trovare pronta in caso di un conflitto con il suo più importante rivale strategico. Il Pentagono avrebbe in particolare sfruttato le esercitazioni con l’Australia svoltesi l’estate scorsa per simulare non solo sbarchi anfibi e combattimenti a terra e in cielo, ma anche per spostare equipaggiamenti militari sul territorio dell’alleato. Una mossa necessaria secondo gli strateghi americani per colmare ritardi e punti deboli nella rete logistica che dovrebbe sostenere un eventuale conflitto in quello scacchiere geopolitico.

Gli Stati Uniti ammettono di aver trasferito nei magazzini di Bandiana, nel sud est dell’Australia, 330 veicoli e rimorchi e 130 containers. Altri equipaggiamenti sarebbero stati collocati a Guam. Si tratta di un quantitativo che, sottolinea la Reuters, potrebbe servire per “future esercitazioni, disastri naturali o in caso di guerra”. Come conferma il generale Charles Flynn, il comandante delle forze statunitensi nel Pacifico, “stiamo cercando sempre più di procedere in questa maniera. Ci sono altri Paesi nella regione con i quali abbiamo accordi in tal senso”.

La debolezza Usa

A seguito delle simulazioni di guerra condotte l'anno scorso dal think tank New American Security (Cnas), Washington ha raggiunto l’angosciante conclusione che Pechino prenderebbe di mira gli aerei cisterna e le navi da rifornimento americane rendendo evidente come la sua logistica militare nel Pacifico sia un tallone d’Achille impossibile da ignorare. In contemporanea con lo sbarco a Taiwan, la Cina potrebbe poi colpire le basi navali statunitensi sull’isola di Okinawa e la base aerea Yokota a Tokyo.

Lo scenario preso in considerazione dal think tank ha rappresentato una wake up call per molti legislatori americani. Il gigante asiatico intende neutralizzare “alcuni dei nodi logistici in modo da rendere difficile per gli Stati Uniti lo svolgimento delle operazioni nell’Indo Pacifico” afferma Becca Wasser del Cnas. Le iniziative intraprese dall’amministrazione Biden rientrano quindi in un piano che prevede la dispersione degli hub militari in modo da evitare la concentrazione di risorse belliche in poche aree vulnerabili agli attacchi nemici.

Diversi analisti esprimono commenti critici sulle misure adottate dalle forze americane per prepararsi ad una guerra nel Pacifico. Anche se su questo fronte oggettivamente molto resta ancora da fare, l’impressionante trasferimento di equipaggiamento militare e di artiglieria da parte dello U.S. Transportation Command (TransCom) in Ucraina rappresenta un esempio di successo della gestione logistica che lascia ben sperare. Ripetere però una tale impresa per salvare un’isola ad appena 100 miglia dalle coste cinesi richiederà in ogni caso sforzi ed investimenti più significativi.

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