Non credevo che la sinistra, che imbraccia la Costituzione e parla di diritto internazionale ogni mattina con il caffè, potesse tifare per Khamenei o perfino per la sua salma, dato che secondo gli israeliani e Trump è rimasto ucciso nel raid dell’altra notte. La figura dell’ayatollah è un cancro esploso ai tempi di Jimmy Carter e poi tramutatosi in un regime teocratico che ha giustiziato migliaia di ragazzi e ragazze, studenti, attivisti per i diritti e omosessuali e imprigionato donne che denunciavano il ruolo di schiave che l’islamismo radicale impone loro, mentre il popolo iraniano prova a ribellarsi.
E lo fa sperando che le democrazie, per quanto in crisi, abbiano ancora un cervello capace di distinguere un regime da un partito politico o un leader che non ti piace. Ma si sbagliano.
Non sanno, quei ragazzi ribelli ai pasdaran, che qui da noi la sinistra è ossessionata a tal punto da Trump, così come da Meloni, anzi direi da qualsivoglia governo che non sventoli bandiera rossa, da preferire un tiranno a un avversario. Io dico bravo a Trump che ci ha liberato dal male colpendo al cuore quell’Iran che considera una sciagura il nostro modello di libertà, cioè ognuno di noi, compreso chi lo difende. Fa male vedere milioni di iraniani che esultano perché l’America, piaccia o no, prova a restituire loro la libertà. E sentire invece la nostra sinistra, che di quella parola si riempie la bocca, tacere o peggio sproloquiare difendendo i terroristi e un regime che si nutre di violenza.