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"Incontro turbolento": cosa è successo tra Trump e Rutte e perché il tycoon mette la Nato nel mirino

Il presidente americano sempre più frustrato per il mancato sostegno degli alleati alla guerra in Iran. E la Groenlandia torna al centro delle mire del tycoon

"Incontro turbolento": cosa è successo tra Trump e Rutte e perché il tycoon mette la Nato nel mirino
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Un’alleanza in crisi. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha descritto l'incontro con Donald Trump svoltosi mercoledì scorso alla Casa Bianca come una “conversazione tra amici”. I commenti social pubblicati dal presidente statunitense dopo il meeting lasciano però intravedere una storia ben diversa. “La nostra, molto deludente, Nato”, ha scritto ieri il tycoon, non capisce “nulla a meno che non venga esercitata pressione su di essa!!!”. Anche le indiscrezioni dei media, peraltro, confermano che il vertice di Washington sia stato alquanto teso e turbolento.

Secondo due funzionari europei e una persona a conoscenza dei fatti consultati da Politico, durante il meeting, Trump ha sfogato la sua frustrazione nei confronti degli alleati causata, a detta di The Donald, dal loro mancato sostegno in Medio Oriente. Il leader Usa non avrebbe inoltre nascosto la possibilità di approvare ritorsioni contro i partner della Nato. Stando a quanto riferito da una delle fonti del sito di informazione, “la conversazione non è stata altro che una raffica di insulti” e il presidente americano “ha minacciato di fare praticamente qualsiasi cosa”.

Le fonti di Politico riferiscono che Trump avrebbe dato ai presenti l’impressione di volere azioni concrete da parte degli alleati per contribuire il prima possibile alla riapertura dello Stretto di Hormuz ma un funzionario della Casa Bianca ha affermato che il commander in chief non ha avanzato alcuna richiesta durante l’incontro con Rutte. “Come ha detto ieri il presidente Trump, la Nato è stata messa alla prova e ha fallito”, ha dichiarato il funzionario aggiungendo che il tycoon “a questo punto non nutre alcuna aspettativa nei confronti della Nato e non ha chiesto loro nulla, nonostante sia un dato di fatto che traggano un vantaggio considerevole dallo Stretto di Hormuz, ben maggiore rispetto agli Stati Uniti”.

Rutte ha commentato l’incontro con Trump ammettendo di aver “percepito la sua delusione per il fatto che, a suo avviso, troppi alleati non fossero dalla sua parte”. Il segretario generale dell’alleanza ha anche precisato che i Paesi membri “quasi senza eccezione, stanno facendo tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono. Hanno ascoltato le richieste del presidente Trump e stanno rispondendo ad esse”. Secondo la Reuters, Rutte avrebbe detto ai governi europei che il capo della Casa Bianca vuole impegni concreti entro pochi giorni per contribuire a mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz.

Un funzionario europeo citato in forma anonima da Politico ha dichiarato che, nonostante le apparenze di un incontro teso, la visita di Rutte è stata tempestiva in quanto ha permesso a Trump di sfogarsi. Persino i commenti pubblicati sui social dal leader Usa, ha sottolineato la stessa fonte, erano generici e non includevano minacce specifiche di azioni volte a punire la Nato o singoli membri. “Rispetto ad altre sue dichiarazioni”, ha proseguito il funzionario, “si tratta di un passo indietro. Il periodo rimane instabile, ma è una fortuna per l’alleanza che Rutte fosse presente proprio in questo momento”.

La pax trumpiana all’interno della Nato potrebbe però avere vita breve. Il Wall Street Journal ha rivelato che la Casa Bianca sta considerando un piano per punire alcuni Paesi dell’alleanza che il presidente Usa ritiene non abbiano aiutato Washington durante la guerra con l’Iran. La proposta, al momento allo stato embrionale, prevederebbe il trasferimento delle truppe Usa da nazioni Nato poco collaborative verso Paesi che si sono dimostrati più favorevoli, come la Polonia o la Romania. Il riposizionamento potrebbe comportare la chiusura di una base statunitense in Spagna o in Germania e un maggiore dispiegamento di soldati Usa - 84mila circa i militari americani stanziati in Europa - più vicini al confine russo.

La crisi tra alleati è tra le più gravi degli ultimi decenni. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato giovedì che la guerra in Iran “è diventata un test di resistenza transatlantico”. E a poche ore dalle indiscrezioni del Wall Street Journal, la Reuters riferisce di un possibile ritiro di truppe statunitensi (e non quindi di un semplice trasferimento) a causa non solo del mancato sostegno europeo al conflitto in Medio Oriente ma anche per i mancati progressi sui piani di acquisizione della Groenlandia da parte di Washington.

Un funzionario dell’amministrazione repubblicana ha infatti dichiarato alla stessa agenzia britannica che, al vertice di Davos, Trump aveva chiesto espressamente alla Nato di elaborare un piano sull’isola di ghiaccio ma i partner dell’alleanza non l’avrebbero preso sul serio.

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