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“Non lascio il Paese nel caos”. Starmer allontana le dimissioni nonostante il flop alle urne

Il leader del partito Laburista ha ammesso di aver fatto "errori” ma ha ribadito di non volersi dimettere

“Non lascio il Paese nel caos”. Starmer allontana le dimissioni nonostante il flop alle urne
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Soffia aria di tempesta nel Regno Unito. Le ultime elezioni locali hanno decretato una pesante sconfitta per il Partito Laburista di Keir Starmer, che ha perso il controllo di più di 1.300 consiglieri e di oltre 25 consigli comunali, molti dei quali a favore di Reform UK di Nigel Farage. Numerosi parlamentari laburisti di spicco hanno chiesto le dimissioni dell'attuale premier e leader del partito, che dal canto suo ha ammesso la debacle pur dichiarando di non voler lasciare. "Mi assumo la responsabilità di non abbandonare il campo, di non gettare il nostro Paese nel caos, come hanno fatto più volte i conservatori, un caos che ha causato danni duraturi a questa nazione", ha spiegato Starmer, sempre più sotto pressione.

La mossa di Starmer

Starmer ha subito respinto l'ipotesi delle dimissioni, un'idea avanzata da alcuni membri del suo partito, suggerendo in un'intervista al quotidiano The Observer di poter rimanere al potere per 10 anni. Il premier, ben conscio dei pessimi risultati ottenuti alle ultime elezioni locali, ha ammesso di aver fatto "errori" e riconosciuto che parte dell'elettorato britannico "è frustrato" anche verso di lui personalmente. Nonostante questo, Starmer non vuole mollare la presa.

"A un governo laburista non verrebbe mai perdonato se infliggesse di nuovo tutto questo al nostro Paese", ha dichiarato nell'atteso discorso tenuto a Londra sul rilancio dell'azione di governo, presentato dinanzi una platea di fedelissimi per cercare di resistere ai venti di rivolta interni al Labour.

A proposito: tra i rivali più accaniti di Starmer troviamo Catherine West, parlamentare laburista ed ex ministra, che ha esortato il governo a organizzare un colpo di stato contro il primo ministro, avvertendo che, in caso di fallimento, potrebbe tentare lei stessa di innescare una competizione per la leadership.

Il leader laburista ha in ogni caso detto di essere "dalla parte della working class", rivendicando di avere un piano per "il cambiamento", ma di voler ora accelerare su temi come "economia, Europa e difesa". "Non viviamo in tempi ordinari", ha quindi proseguito, assicurando di voler fare del Regno Unito un Paese "più forte e più giusto". "Affrontiamo non solo tempi pericolosi, ma anche avversari pericolosi", ha quindi proseguito riferendosi al trumpiano Nigel Farage (destra anti-immigrazione) e al verde Zack Polanski (sinistra radicale).

Cosa succede adesso nel Regno Unito

Al netto del self control mostrato, Starmer sta evidentemente lottando per la propria sopravvivenza politica. Il premier ha replicato alle critiche promettendo di dimostrare che "gli scettici" sul suo conto si sbagliano. "Quando ho assunto la guida del Partito Laburista avevo i miei detrattori, c'era chi diceva che non saremmo riusciti a cambiare questo partito e a renderlo capace di vincere le elezioni. Ho dimostrato loro che si sbagliavano", ha spiegato alludendo alla vittoria schiacciante ottenuta nel 2024.

Il discorso di reset appena tenuto da Starmer serviva proprio per imprimere una svolta in extremis al programma di governo per convincere i deputati del suo partito laburista a dargli ancora tempo dopo la devastante sconfitta elettorale subita dalla maggioranza nelle elezioni amministrative di Inghilterra, Galles e Scozia. Pericolo scampato? Lo si capirà nelle prossime settimane.

La maggior parte degli analisti ritiene tuttavia che Starmer sia così impopolare da rendere improbabile la sua nomina alla guida del Partito Laburista alle prossime elezioni generali, che dovranno tenersi entro il 2029.

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