Marco Rubio tenta di rassicurare il Vecchio Continente dal palco della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, e afferma che Washington desidera «rivitalizzare» l’alleanza transatlantica in modo che un’Europa forte possa aiutare gli Stati Uniti nella loro missione di «rinnovamento» globale. Dopo mesi di turbolenze nelle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico, il segretario di stato americano usa toni concilianti - decisamente diversi da quelli del vice presidente JD Vance dell’anno scorso - e spiega che «non cerchiamo di separarci, ma di rivitalizzare una vecchia amicizia e rinnovare la più grande civiltà della storia umana. Ciò che vogliamo è un’alleanza rinvigorita». «Vogliamo che l’Europa sia forte. Non vogliamo che i nostri alleati siano deboli, vogliamo che sappiano difendersi, in modo che nessun avversario sia mai tentato di mettere alla prova la nostra forza collettiva», prosegue, assicurando che «noi in America non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino controllato dell’Occidente».
«Sotto la presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti assumeranno ancora una volta il compito del rinnovamento e della ricostruzione, guidati dalla visione di un futuro orgoglioso, sovrano e vitale quanto il passato della nostra civiltà - sottolinea - E mentre siamo pronti, se necessario, a farlo da soli, preferiamo e speriamo di farlo insieme a voi, nostri amici qui in Europa. Ci apparteniamo». Rubio fa eco all’affermazione spesso ribadita dall’amministrazione Trump secondo cui l’immigrazione rappresenta una minaccia, e «la migrazione di massa è una crisi gliosi della loro cultura e del loro patrimonio, che capiscano che siamo eredi della stessa grande e nobile civiltà e che insieme a noi siano disposti e in grado di difenderla», dice ancora: «Siamo parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale. Siamo connessi».
Il segretario di stato parla anche dei rapporti con la Cina, ammettendo che gli «interessi nazionali» di Washington «spesso non si allineano» con quelli di Pechino, ma sottolinea la necessità di mantenere i canali aperti.
E sul fronte della guerra in Ucraina, gli Usa sono riusciti a «fare progressi» nei colloqui e ulteriori discussioni sono previste per martedì, ma alla domanda sulla serietà o meno della Russia nei negoziati per la pace risponde: «Non lo sappiamo. Non sappiamo se siano seriamente intenzionati a porre fine alla guerra».
Il leader di Kiev Volodymyr Zelensky, prima di incontrare Rubio e intrattenere una telefonata con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, spiega di sentire «un po’ di pressione» da parte del presidente americano sul fatto di raggiungere un accordo con Mosca, e che «non sentiamo compromessi dalla parte russa, mentre vogliamo sentire qualcosa da loro».
I leader europei a Monaco si sono impegnati a farsi carico di una maggiore parte dell’onere delle difese Nato condivise, affermando che ciò è essenziale per contrastare una Russia ostile. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen è convinta che «l’Europa deve farsi avanti e assumersi le proprie responsabilità» per la sua sicurezza, mentre per il premier britannico Keir Starmer «dobbiamo costruire il nostro hard power, perché è la moneta di scambio del momento. Dobbiamo essere in grado di scoraggiare le aggressioni e, sì, se necessario, dobbiamo essere pronti a combattere».
Mentre il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul commenta il discorso di Rubio, dicendo che si aspettava parole del genere da lui: «Lo conosco già da tempo e so che è un vero partner».
Anche il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ritiene che «Rubio abbia fatto un discorso molto positivo, ha ribadito l’importanza delle relazioni transatlantiche. Non ci sono divisioni, possono esserci differenze di vedute, ma le relazioni transatlantiche sono salde, sono parte del dna sia dell'Europa sia degli Stati Uniti». Il capo della diplomazia Usa, aggiunge, «ha riconosciuto che noi stiamo facendo di più anche per le spese militari, non vuole che ci sia un indebolimento delle relazioni e un’Europa debole e quindi mi pare che il messaggio sia più che positivo e vada nella direzione delle cose che ha sempre sostenuto il governo italiano e per cui continuiamo a lavorare: forti relazioni transatlantiche in un confronto amicale sempre a testa alta».
Per il segretario generale della Nato, Mark Rutte, «un’Europa forte in una Nato forte significa che il legame transatlantico sarà più forte che mai». Sebbene le loro visioni possano differire, insomma, i leader statunitensi ed europei riuniti a Monaco concordano su una cosa: la necessità che l’Europa assuma la guida della propria difesa.