Strette di mano, sorrisi e foto di rito davanti alla Grande Sala del Popolo di Pechino. Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati nel cuore di Pechino promettendosi che le relazioni tra i loro Paesi saranno “migliori che mai”. I colloqui saranno portati avanti dai rispettivi team negoziali. Ad accompagnare il presidente statunitense, oltre a figure istituzionali come il segretario di Stato, Marco Rubio, e quello della Difesa, Pete Hegseth, troviamo una nutrita schiera di Ceo del calibro di Elon Musk e Tim Cook. A sostenere Xi ci sono i massimi funzionari del Politburo, alti burocrati che sanno come maneggiare i dossier più scottanti sul tavolo (a partire dall'economia).
Il team di Donald Trump
Insieme a Trump, come detto, ci sono due falchi anti cinesi: Rubio, in passato finito sulla black list cinese ma fatto comunque entrare nel Paese applicando una diversa traslitterazione del cognome, ed Hegseth.
Nel team istituzionale del tycoon trovano spazio anche il rappresentante del Commercio, Jamieson Greer, il vicecapo dello staff della Casa Bianca, Stephen Miller, e soprattutto Scott Bessent, il segretario del Tesoro che ha pianificato di fatto l'intera trasferta di Trump.
E ancora: Michael Kratsios (consigliere per la Tecnologia), James Blair (vicecapo dello Staff della Casa Bianca), Steven Cheung (direttore della comunicazione della Casa Bianca), Robert Gabriel (consigliere della Casa Bianca), Beau Harrison (vice consigliere per la Sicurezza Nazionale), Ross Worthington (consigliere politico della Casa Bianca), Walt Nauta (assistente personale), Monica Crowley (responsabile della comunicazione ed ex funzionaria del Tesoro Usa) e David Perdue (ambasciatore degli Stati Uniti in Cina).
Il gruppo di imprenditori che ha accompagnato Trump (valore complessivo delle aziende da loro amministrate: oltre mille miliardi di dollari) era invece formato da Tim Cook (Ceo di Apple), Jim Anderson (Coherent), Dina Powell McCormick (Meta), Sanjay Mehrotra (Micron), Cristiano Amon (Qualcomm), Elon Musk (Space X e Tesla), Larry Fink (BlackRock), Stephen Schwarzman (Blackstone), Jane Fraser (Citigroup), David Solomon (Goldman Sachs), Michael Miebach (Mastercard), Ryan McInerney (Visa), Jacob Thaysen (Ilumina), Kelly Ortberg (Boeing), Larry Culp (GE Aerospace) e Brian Sikes (Cargill), oltre a Jensen Huang (Nvidia), aggiuntosi in extremis e dato per assente alla vigilia del meeting.
Il team di Xi Jinping
Ad accogliere Trump di fronte alla Grande Sala del Popolo c'era il gotha dell'élite politica cinese. L'elenco includeva Cai Qi (membro del Comitato Permanente del Politburo centrale e uomo fidato di Xi), Wang Yi (ministro degli Esteri), He Lifeng (vice primo ministro e responsabile di commercio, finanza, nonché capo della delegazione cinese per gli affari economici e commerciali tra Cina e Usa), Dong Jun (ministro della Difesa), Zheng Zhijie (presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme), Lan Foan (ministro delle Finanze), Wang Wentao (ministro del Commercio), Ma Zhaoxu (vice ministro degli Esteri e responsabile della diplomazia verso gli Usa), Xie Feng (ambasciatore della Cina negli Stati Uniti), Cai Wei (assistente del ministro degli Esteri e presidente del Dipartimento Affari Americani e Oceanici).
I funzionari cinesi che hanno partecipato al bilaterale, durato complessivamente poco più di due ore, sono tutte le persone che hanno presenziato alla cerimonia di benvenuto, oltre all'assistente del ministro degli Esteri e capo del dipartimento di protocollo, Hong Lei, e al segretario del presidente della Repubblica Cinese, Lu Luhua.
Ai giornalisti che hanno chiesto a Trump come fossero andati i colloqui, il tycoon ha risposto che erano stati "ottimi", aggiungendo che la Cina è un posto bellissimo e incredibile.
Per parte cinese è comunque opportuno menzionare il tweet scritto dal portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, secondo la quale Xi avrebbe sottolineato al presidente statunitense che "la questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni sino-americane. Se gestita correttamente, le relazioni bilaterali godranno di una stabilità complessiva. Altrimenti, i due Paesi avranno scontri e persino conflitti, mettendo a grave rischio l'intera relazione".