Le elezioni in Ungheria entreranno nelle storia per essere il primo caso di tornata elettorale in cui la sinistra gioisce per la vittoria del centrodestra. L'odio nei confronti di Orbàn insieme alla volontà di attaccare Giorgia Meloni finiscono per giocare brutti scherzi al punto da esaltare un leader di centrodestra come Peter Magyar. Qualche dubbio alla sinistra italiana sarebbe dovuto sorgere dalla collocazione politica del partito di Magyar Tisza nel Ppe e, se non fosse bastato, avrebbero potuto approfondire il passato politico di Magyar per vent'anni nel partito di Orbàn e sposato con Judit Varga, l'ex ministro alla Giustizia del governo Orbàn. Eppure nessuno nella nostra sinistra sembra averlo fatto (superficialità o cattiva fede?) né tantomeno aver letto il suo programma o ascoltato le sue posizioni espresse nei dibattiti a cui ha partecipato in questi mesi. Dovendo sintetizzare il voto ungherese si potrebbe dire che ha perso una destra sovranista e post-liberale e ha vinto una forza di centrodestra che nel contesto ungherese è però più a destra della destra Italiana con tanti punti in comune con Fidesz.
Le matrici ideali di Magyar affondano infatti le radici nei decenni di politica attiva in Fidesz in cui, vicino al cerchio magico di Orbán, mutua la maggior parte dei suoi capisaldi in politica interna. È proprio su questo fronte che Magyar incarna un liberalismo conservatore molto simile alla prima Fidesz in cui inizia a militare negli anni di università.
Il programma di Tizsa sottolinea infatti «tolleranza zero nei confronti dell'immigrazione clandestina», «rafforzamento della protezione delle frontiere», «rifiuto delle quote migratorie dell'Unione Europea» e soprattutto una netta avversione verso il Patto sull'immigrazione fortemente voluto dalla Commissione von der Leyen, la stessa che plaude alla sua vittoria.
Su questo tema ha una linea paradossalmente quasi più dura di Orbán per alcuni aspetti come l'abolizione del programma di lavoratori ospiti per proteggere il mercato del lavoro ungherese. Inoltre Magyar ha dichiarato di voler continuare a mantenere il muro al confine con la Serbia per fermare gli immigrati irregolari.
Nel programma di Magyar emerge anche la menzione chiara al fatto che in Ungheria «non permetteremo che immigrati irregolari vengano trasferiti in sul territorio magiaro». Sempre sul tema dell'immigrazione spiega che «a partire dal 1 giugno 2026 e fino a nuovo ordine vietiamo il rilancio di ulteriori permessi di lavoro per lavoratori stranieri». Sono posizioni che nell'opinione pubblica hanno permesso al leader di Tizsa di raccogliere consensi tra i delusi di Orbán. Tzisa ha inoltre molto puntato sul contrasto alla corruzione e mira a introdurre nella Costituzione un emendamento che vieterebbe al Primo Ministro di ricandidarsi alle elezioni dopo due mandati. Si tratta di una modifica applicabile retroattivamente che impedirebbe così qualsiasi nuova avventura governativa a Viktor Orbán.
Ci sono invece differenze più marcate con il suo predecessore in politica estera con Magyar che promette un riavvicinamento alla NATO e all'Unione Europea. Sul fronte russo, sebbene abbia indicato la volontà di terminare la dipendenza energetica dalla Russia entro il 2035, ha dichiarato però di mantenere relazioni «pragmatiche» con Mosca. Inoltre ha espresso la sua contrarietà a un ingresso rapido dell'Ucraina nell'Ue.
La presenza di Magyar tra gli scranni del PPE al parlamento europeo garantisce al neo-primo ministro maggiori margini di manovra ma solo il tempo renderà chiaro quanto è reale la discontinuità con il suo
predecessore, specie sui temi di politica interna, e quanto alcune sue posizioni si possono conciliare con quelle del Ppe. Di sicuro non si conciliano con una linea progressista ma vallo a spiegare alla sinistra italiana.