Sabato 21 marzo, sei turisti stranieri sono stati fermati dalla polizia norvegese per aver lanciato diversi droni nelle vicinanze della base navale di Ramsund, la più importante base navale e centro logistico della Norvegia.
Tutti gli individui coinvolti sono stati multati e due droni sono stati confiscati. La polizia locale sta indagando sul caso, ma non è ancora noto se il gruppo possa essere collegato ai servizi segreti russi, né è stata diffusa la nazionalità delle persone coinvolte.
La Norvegia rafforza il confine
A gennaio, era stato riportato che la Russia aveva aumentato la presenza di presunte spie vicino al confine con la Norvegia e aveva anche tentato di entrare nel paese utilizzando pescherecci che facevano scalo nei porti norvegesi. Proprio a causa del crescente numero di casi di spionaggio russo e del generale deterioramento dell'ambiente di sicurezza in Scandinavia, la Norvegia ha previsto di raddoppiare la propria presenza militare nella parte settentrionale del Paese entro il 2032. Allora, il comandante della brigata del Finnmark, di stanza al confine tra Norvegia e Russia, aveva riferito che “sono state scoperte spie su pescherecci provenienti dalla Russia e diretti a Kirkenes, e in diverse occasioni persone che si spacciavano per turisti avevano secondi fini”.
L'area settentrionale della Norvegia comprende il confine di 198 chilometri con la Russia, costantemente rafforzato a partire da novembre 2025, anche attraverso nuove barriere fisiche, sistemi di sorveglianza e droni per il monitoraggio aereo. Per quest'anno, i servizi di sicurezza norvegesi si aspettano un'intensificazione delle attività di spionaggio russo nei confronti del Paese, con particolare attenzione all'Artico, e si ritiene che Mosca potrebbe compiere atti di sabotaggio volti a minare il sostegno di Oslo all'Ucraina.
La Norvegia è sempre più preoccupata che i servizi segreti russi possano prendere di mira le sue infrastrutture energetiche, come i gasdotti, sia fisicamente sia tramite attacchi informatici.
Non sono casi isolati
Tornando ai droni fatti volare sulla base navale norvegese, non è la prima volta che in Europa si assiste a questo fenomeno negli ultimi anni. L'ultimo caso eclatante risale a dicembre 2025, quando cinque droni sono stati osservati volare nel cielo della base navale francese di Brest, che ospita i sottomarini lanciamissili balistici della Marine Nationale, ma in quel caso nonostante l'attivazione delle difese dell'installazione militare, i droni sono sfuggiti all'intercettazione e non si è riusciti a capire né da chi fossero operati né per conto di chi. A settembre, droni russi erano invece stati abbattuti dalle difese aeree polacche dopo che avevano sconfinato nella zona sudorientale del Paese durante un attacco aereo delle forze di Mosca. Altri voli di droni non identificati sono stati segnalati nei mesi precedenti sopra siti in Germania e nei Paesi Bassi.
Il sorvolo di basi e installazioni critiche da parte di droni non identificati è letteralmente esploso con lo scoppio del conflitto in Ucraina: prima della guerra, nel 2021, la Germania faceva registrare appena nove sorvoli sospetti di droni, mentre nel 2022 sono passati a 172 e a 446 nel 2023. Si tratta di un incremento esponenziale che non può essere derubricato a folklore o a fobie di qualche tipo, e che travalica anche la tara cognitiva della stampa che, probabilmente, prima del conflitto non riportava tutti i sorvoli di droni. Le autorità tedesche, poi, oltre ad aver notato le traiettorie di volo su “rotte parallele”, suggerendo tentativi di mappatura sistematica di aree strategiche, hanno osservato che sono stati coinvolti i cantieri navali, centrali elettriche, raffinerie petrolifere, ospedali universitari. Tutti obiettivi molto diversi tra loro, ma tutti classificabili come infrastrutture critiche.
Nello stesso periodo è stato notato che navi mercantili si sono comportate in modo insolito al largo delle coste dei Paesi coinvolti dai sorvoli di droni, rimanendo ancorate senza una ragione apparente o effettuando manovre atipiche. Alcuni investigatori hanno quindi analizzato dati open-source, inclusi i registri di tracciamento delle navi, e hanno identificato uno schema: quando determinate imbarcazioni si trovavano vicino alla costa o rimanevano in mare per periodi prolungati, veniva registrata attività di droni non identificati nelle vicinanze di installazioni militari. L'indagine ha anche identificato tre imbarcazioni che hanno ripetutamente mostrato questo comportamento, tra cui le navi da carico “Dolphin” e “Snapper” rispettivamente battenti bandiera di Antigua Barbuda e delle Bahamas. Probabilmente a bordo c'era personale, poi sbarcato, che ha potuto comandare i droni posizionati a distanza dalle navi, che sono solite effettuare linee marittime in Europa.
L’Europa soggetta a guerra ibrida permanente
A complicare il panorama dell'attività di spionaggio e di guerra ibrida c'è anche l'attuale conflitto nel Golfo Persico: dal Regno Unito ci giunge la notizia, infatti, che giovedì 19 marzo un cittadino iraniano e un rumeno hanno tentato di entrare nella base britannica di Faslane, lungo la costa occidentale scozzese, sede dei sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici della Royal Navy, venendo arrestati. Come nel caso norvegese, le autorità di polizia non hanno rilasciato ulteriori dettagli, limitandosi ad affermare che stanno indagando sulle motivazioni del tentativo di intrusione.
Certo non è un caso che nelle ultime settimane tre delle maggiori installazioni navali di Paesi europei abbiano subito tentativi di spionaggio e/o intrusione. Le azioni effettuate con droni sono con ogni probabilità ascrivibili alla guerra ibrida russa – utilizzante anche agenti non russi reclutati ad hoc – effettuata per mettere sotto pressione l'opinione pubblica occidentale proprio col fine di far sottovalutare la minaccia a seguito delle reazioni – a volte eccessive – dei governi europei.
Ovviamente, non tutti gli episodi sono imputabili a questa strategia, ma è evidente stante il numero di casi andato vertiginosamente aumentando e la tempistica associata a quest'aumento, che siamo davanti a un qualche tipo di azione di stampo ibrido la cui attribuzione – sempre difficile se non impossibile – porterebbe a Mosca.