La portaerei Uss “Ford”, capoclasse di una nuova serie di unità di questo tipo nate per sostituire le classe Nimitz nella U.S. Navy, è entrata nel Mar Rosso e in questo momento si trova nella sua parte settentrionale.
La portaerei è stata protagonista dell'avvio del recente conflitto nel Golfo Persico, restando nella zona di operazioni della Sesta Flotta – nella fattispecie nel Mediterraneo Orientale – dopo essere arrivata direttamente dai Caraibi, dove ha preso parte alla breve operazione militare che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro.
La conferma del transito della “Ford” attraverso il Canale di Suez e del suo posizionamento nel Mar Rosso è arrivata indirettamente tramite osservazioni dei velivoli C-2 “Greyhound”, aerei da trasporto imbarcati utilizzati per spostare personale e materiali da e per le portaerei statunitensi, come attentamente notato dal sito Itamilradar, che da qualche giorno aveva anche osservato voli inusuali di pattugliatori marittimi P-8 “Poseidon”, i quali si erano spinti, dal Mediterraneo, sino a quel mare.
Quasi 11 mesi in mare
La portaerei “Ford” ha infranto il record di permanenza in mare per un'unità di questo tipo che reggeva dalla fine della guerra in Vietnam: mercoledì 15 aprile ha raggiunto i 295 giorni di dispiegamento, sorpassando il precedente record di 294 stabilito dalla portaerei “Lincoln” nel 2020 durante l'emergenza pandemica.
La “Ford” aveva iniziato il suo turno operativo a giugno del 2025, venendo assegnata alla zona di operazioni della Sesta Flotta: un normale turno operativo dura sei mesi. A ottobre, l'unità ha fatto rotta verso i mari caraibici con l'avvio della crisi per il Venezuela, e ha partecipato alle operazioni militari già citate. Successivamente, è tornata in Mediterraneo per partecipare al conflitto contro l'Iran e dopo una breve escursione nel Mar Rosso a marzo, è stata costretta a fare rotta su Creta per colpa di un incendio in una lavanderia di bordo che aveva seriamente compromesso l'agibilità della nave, costringendo centinaia di marinai (circa 600) a dormire in alloggi di fortuna.
La nave è stata funestata da problematiche minori, ma che rendono la vita a bordo più difficile: risulta infatti che il sistema di scarico delle acque reflue di bordo sia malfunzionante, con evidenti ripercussioni sul morale dell'equipaggio.
Morale che è andato ulteriormente deteriorandosi per via del inusuale prolungamento della sua missione operativa, al punto che l'autorità militare di investigazione della marina Usa (l'NCIS) ha aperto un'indagine per sabotaggio in riferimento all'incendio della lavanderia. Recentemente, fonti non ufficiali hanno mostrato anche come il servizio mensa di bordo non sia particolarmente “appetibile”: cibo scarso e non di qualità.
Sommando questi fattori, si può quindi pensare che il morale dell'equipaggio non sia particolarmente elevato, per usare un eufemismo, e l'ipotesi del sabotaggio interno – messo in pratica per ottenere almeno una franchigia – non è da escludere.
Dopo una breve sosta a Creta, presso la base navale nella baia di Suda, la portaerei ha fatto rotta per Spalato in Croazia, per effettuare lavori di rimessa in servizio d'emergenza e, probabilmente, anche per imbarcare rifornimenti. Questo evidentemente non è bastato a migliorare le condizioni a bordo, in quanto le lamentele sul cibo risultano essere posteriori alla sosta in Croazia.
Funzionari del Pentagono non hanno specificato la durata della missione della “Ford”, ma la U.S. Navy ha fatto sapere pubblicamente di prevedere una permanenza in mare di circa 11 mesi, col rientro in patria pertanto fissato alla fine di maggio. “Assisteremo a una missione da record per la Ford”, ha affermato l'ammiraglio Daryl Caudle durante un incontro presso il Center for Strategic and International Studies alla fine di marzo.
Arriva la Bush ma gli USA hanno poche portaerei disponibili
Gli Stati Uniti hanno mobilitato una seconda portaerei insieme al suo gruppo d'attacco per le operazioni contro l'Iran, la “Bush”, che partendo da Norfolk (Virginia) ha circumnavigato l'Africa invece che passare da Gibilterra per evitare di transitare per lo Stretto di Bab el-Mandeb e trovarsi a dover affrontare i probabili attacchi degli Houthi yemeniti. Pertanto questo CSG (Carrier Strike Group) non andrà a sostituire quello della “Ford”, almeno nel breve termine.
La U.S. Navy, infatti, in questo momento non ha sufficienti portaerei disponibili stante i lavori di cantiere su alcune unità e il livello di approntamento di altre, e deve comunque mantenere una presenza stabile in altri settori importanti del globo, come il Pacifico Occidentale, dove nella base navale di Yokosuka, in Giappone, è presente la “George Washington”. L'unica altra portaerei Usa in mare in questo momento è la “Nimitz”, che sta affrontando quella che dovrebbe essere la sua ultima missione in Sud America prima del suo ritiro dal servizio attivo, anche se la U.S. Navy ha avvisato di volerlo posticipare alla fine del 2027 proprio per far fronte all'emergenza in atto riguardante la disponibilità di queste navi.
Tornando alla “Ford”, il suo ingresso in Mar Rosso segnala come quel fronte sia tutt'altro che sopito, dipendendo strettamente da quanto accade nel Golfo Persico: gli Houthi sono proxy di Teheran e vengono usati come strumento di pressione sugli Stati Uniti e sull'Europa.
Lo spostamento della portaerei in quel mare la toglie momentaneamente dalle operazioni contro l'Iran per offrire efficaci capacità di risposta rapida e deterrenza nel Mar Rosso, qualora i ribelli yemeniti dovessero riprendere gli attacchi contro il naviglio in transito per Bab el-Mandeb.