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"Da Waco a Minneapolis": così la destra Usa ha cambiato idea sull'impiego dei federali

Negli Stati Uniti le azioni dell'Ice riaccendono il dibattito sul ruolo degli agenti governativi nella vita del Paese a un anno dal ritorno di Trump alla Casa Bianca

"Da Waco a Minneapolis": così la destra Usa ha cambiato idea sull'impiego dei federali

L'uccisione a Minneapolis dell'infermiere Alex Pretti per mano degli agenti dell'Immigration and Customer Enforcement (Ice) riporta la politica interna degli States al centro dell'attenzione dei media, non solo quelli degli Stati Uniti ma anche quelli esteri, distratti per settimane dalle iniziative internazionali dell'amministrazione Trump. A dicembre, mentre la Delta Force catturava Maduro a Caracas, gli arresti condotti dall'Ice e dalla Customs and Border Protection (Cbp) hanno raggiunto il picco massimo dall'inizio del secondo mandato del tycoon. Un risultato che con tutta probabilità appare sostenuto in una parte considerevole dall'operazione Metro Surge, lanciata da Washington per ripulire Minneapolis e il Minnesota dagli illegali e durante la quale due persone - Pretti è l'ultima in ordine di tempo - sono state uccise dai federali.

Con l'approvazione lo scorso luglio della legge finanziaria nota come Big Beautfiful Bill, l'Ice è diventata l'agenzia federale più finanziata degli Stati Uniti, passata da un bilancio di sei miliardi di dollari una decina di anni fa agli 85 miliardi attuali. Con l'impressionante aumento dei fondi a disposizione dell'Ice, sono andate crescendo anche le critiche nei confronti dei metodi brutali degli agenti federali che, spesso mascherati, fermano, interrogano e trattengono persone in maniera arbitraria. E che adesso, secondo un memo dell'agenzia in questione visionato dal Washington Post, avrebbero ricevuto istruzioni di entrare nelle abitazioni per condurre arresti senza un mandato giudiziario.

Gli esperti sottolineano che una tale espansione del potere delle autorità federali, in un Paese notoriamente contrario all'ingerenza del governo nella vita dei cittadini, è singolare ma non del tutto incomprensibile. Per averne contezza bisogna fare un passo indietro, più precisamente ad una trentina di anni fa quando, durante il primo anno dell'amministrazione Clinton (dettaglio, vedremo, per nulla marginale), i Davidiani, una setta apocalittica guidata da David Koresh, furono assediati dall'Fbi nel loro fortino di Waco, in Texas per 51 giorni. Uno stallo che si concluse con un incendio che provocò la morte di oltre 70 persone. Tale episodio (assieme ad un altro assedio tragico andato in scena l'anno prima a Ruby Ridge, in Idaho, per fermare un attivista antigovernativo) consolidò in una parte degli americani l'idea dell'autorità federale come una forza oppressiva.

L'odio per il governo federale dopo gli eventi in Idaho e in Texas armò la mano del veterano dell'esercito Timothy McVeigh che, nel 1995, fece esplodere l'Alfred P. Murrah Federal Building ad Oklahoma City uccidendo 168 persone, inclusi 19 bambini. Un massacro consumatosi nel secondo anniversario del raid di Waco. Da allora gruppi antigovernativi sono stati una presenza costante nella vita politica americana e molti dei loro membri, affermano gli esperti, sostengono apertamente Trump e hanno avuto un ruolo nell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Il tycoon ne è ben consapevole e nel 2023, a 30 anni dalla strage di Waco, tenne un comizio proprio nella cittadina texana per fare un appello preciso ai suoi sostenitori: "rieleggetemi e sarete vendicati".

Ma come si coniuga, allora, l'ostilità nei confronti delle forze governative, che in generale trova un certo seguito in una fetta dell'elettorato repubblicano, con quanto stiamo vedendo a Minneapolis e in altre "città santuario" amministrate da esponenti del partito democratico? E perché la destra Usa non si è ancora schierata con forza contro le ultime iniziative della Casa Bianca che sembrano mettere in pericolo la libertà e i diritti personali negli Stati Uniti?

Non è facile fornire una risposta univoca a quesiti così complessi. Provano a dare una risposta in un'analisi pubblicata dal Washington Post alcuni esperti, i quali sostengono che in linea di massima gli americani siano più propensi a manifestare il loro dissenso quando le azioni dei federali colpiscono persone che considerano loro simili, come accaduto 30 anni fa. Più difficilmente, invece, i cittadini americani, in particolare i simpatizzanti del partito repubblicano fagocitato dal Maga, protestano quando il governo muove contro individui percepiti come "avversari", in questo caso gli immigrati.

Il Washington Post riporta il parere degli esperti secondo cui l'ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017 ha cambiato il punto di vista di molti populisti di destra sul governo e sugli agenti federali. Questo perché tale fetta di elettorato sente che "uno di loro" è al comando. Rachel Carrol Rivas, direttrice ad interim del progetto di intelligence del Southern Poverty Law Center, afferma infatti che i movimenti antigovernativi o "patriottici" crescono o calano a seconda di chi controlla Washington. Carrol Rivas ha spiegato che si tratta di "una tendenza molto chiara: quando c'è un amministrazione democratica al potere (...) questi movimenti crescono" e "quando c'è un'amministrazione federale con cui sono d'accordo (...) si ridimensionano".

Senza tornare ai fatti di Waco, questa teoria trova conferma confrontando quanto accadde nel 2014, quando l'allevatore del Nevada Cliven Bundy si rifiutò di pagare le tasse per il pascolo del suo bestiame su terreni pubblici, con quanto accade oggi nelle città americane. All'epoca (e alla Casa Bianca c'era il democratico Obama), centinaia di sostenitori di Bundy conservatori e antigovernativi si scontrarono con gli agenti federali, che alla fine si ritirarono. "Ho solo paura di ciò che questo governo è capace di fare", disse in quei giorni il conduttore televisivo di destra Sean Hannity, a favore della battaglia di Bundy. Oggi Hannity definisce gli agenti dell'Ice dei "professionisti" e afferma che la Costituzione stabilisce che la legge federale è la "legge suprema del Paese".

Se Trump è una chiave che aiuta a spiegare l'evoluzione progovernativa tra i repubblicani, qualsiasi spiegazione va tarata su una considerazione riportata nella citata analisi del Washington Post: i sostenitori del presidente Usa e il movimento Maga sono coalizioni e includono chiaramente anche conservatori sostenitori della legge e dell'ordine, così come attivisti diffidenti nei confronti delle forze federali. Le persone che applaudono le operazioni dell'Ice a Minneapolis potrebbero dunque non essere le stesse che per anni hanno condannato il comportamento degli agenti governativi. Intanto, ci si domanda se le politiche del tycoon, più sul fronte domestico che internazionale, piacciano davvero agli americani.

Un responso decisivo è atteso per il prossimo novembre quando si svolgeranno le elezioni di midterm. Lì si capirà se l'espansione del ruolo dei federali sarà stata una scommessa vincente per The Donald.

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