Resta alta la tensione politica attorno al Padiglione russo alla Biennale d'Arte di Venezia. L'ultima mossa, ieri, è stata quella del ministro Alessandro Giuli (foto a sinistra). Traballa il componente del Cda della Biennale di Venezia designato dal ministero della Cultura: ovvero Tamara Gregoretti, giornalista e autrice televisiva. Giuli ha chiesto alla rappresentante del Mic nel Consiglio di amministrazione della Biennale di «rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia». La Gregoretti, infatti, si era espressa a favore della riapertura del Padiglione russo. «Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024» dall'allora ministro Gennaro Sangiuliano, «non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione», spiega il ministero. Sulla stessa linea di Giuli anche il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone (FdI), che auspica «un ripensamento della Biennale».
Una scelta non imprevedibile del resto quella di Giuli, che da subito si è dichiarato contrario alla decisione del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco (foto a destra), di accogliere senza sollevare obiezioni la comunicazione di Mosca che annunciava la riapertura del Padiglione dopo 4 anni di stop per la guerra in Ucraina. Secondo i rumors, ad irritare il Ministero sarebbe stata la scelta di Buttafuoco e dei vertici della Biennale di non avvisare il ministro della posizione russa sino a febbraio inoltrato, sperando che la presenza breve degli artisti russi aggirasse il sistema delle sanzioni e mettendo il governo di fronte al fatto compiuto. II che - è il timore - mette a rischio anche l'immagine della Biennale. Per ora però Gregoretti resiste alla richiesta del Mic. In serata ha dichiarato: «Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell'autonomia dell'istituzione... i componenti del Cda non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono». E per ora anche gli altri membri del Consiglio restano allineati: il vicepresidente - e sindaco di Venezia - Luigi Brugnaro ha difeso la scelta: «In un luogo di cultura dobbiamo ascoltare e dialogare». Anche il presidente della Regione, Alberto Stefani, leghista, non ha sollevato obiezioni, in linea con la posizione del vicepremier Matteo Salvini, secondo cui «l'arte e lo sport avvicinano, di sicuro non allontanano». Sul tavolo politico pesano anche le possibili decisioni della Commissione europea: «La cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Questi valori attualmente non vengono rispettati in Russia». La Commissione sostiene la Biennale con un programma di 2 milioni di euro. Potrebbe sospenderlo. Intanto è diventato più chiaro come i russi pensino la loro presenza: tra spettacolo, festival e performance. Il Padiglione sarebbe intitolato The Tree is Rooted in the Sky: presenterebbe oltre 50 artisti tra musicisti, poeti e filosofi.
Non abbastanza per i 7500
intellettuali che hanno firmato una petizione contro la Russia. Ma del resto in Italia qualsiasi sia lo scontro la petizione degli intellettuali non manca mai. Esattamente come è scontato l'opposizione cavalchi lo scontro.