L'ultimo papa straniero della sinistra habla español. Un colpo di fulmine talmente vigoroso e repentino da far perdere la trebisonda. E da contagiare tutto l'ambiente progressista. Ne sa qualcosa l'Arci di Roma, tanto ubriaca di Pedro Sanchez al punto da pubblicizzare un evento del 14 marzo con la foto in primo piano del premier spagnolo e la frase: vota no al referendum.
In basso, la dichiarazione virgolettata del leader del Psoe: «La domanda non è se siamo a favore degli ayatollah. La domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e della pace».
L'equazione del circolo Arci di Roma è lapalissiana: se voti sì al referendum sposi l'illegalità e il conflitto. Delinquente e guerrafondaio, in estrema sintesi. Alla faccia della democrazia. E aggiungiamo anche del senso logico del ragionamento. Perché non è chiaro cosa c'entri il conflitto in Medio Oriente che imperversa in queste ore con la consultazione popolare sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo in Italia.
Ma soprattutto avvisiamo i promotori dell'iniziativa e dell'azzardato parallelismo che Sanchez non è che sia proprio lo sponsor perfetto per il No dal momento che in Spagna la separazione delle carriere è una realtà consolidata da decenni. E nessuno a sinistra ha mai gridato al golpe.