La sinistra dei santi patroni del No al referendum, quelli che tirano per la giacchetta Falcone spiegandoci che era contrario alla riforma Meloni (ovviamente inventandosi di sana pianta interviste e citazioni), si scopre anche la sinistra dei più profani patronati. Perché, anche se nessuno lo dice, all'estero si vota già. Zitti zitti. Alla chetichella. E ovviamente a fare la parte del leone è la Cgil: non fosse mai che il segretario Maurizio Landini si occupasse una volta davvero di un contratto di lavoro. A caccia della poltrona in Parlamento, mette nelle mani del sindacato più schierato della storia contro il governo Meloni e contro questo referendum, benché provenga dalla componente politica che più di tutte nella storia italiana ha lottato per la separazione delle carriere, il voto di centinaia di migliaia di italiani. Con il sistema delle sedi estere, le stesse che sono finite in uno dei più grandi scandali della storia recente italiana, Passaportopoli. Grazie alla mafia e ai suoi gangli, personaggi da secoli senza legami con l'Italia ottenevano migliaia di passaporti nel nome di antiche discendenze da piccoli paesi della Penisola. Il tutto per vivere all'estero, indisturbati, con tutti i vantaggi di essere uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea e, alla bisogna, per restituire il favore al referendum. Quando sollevammo questo scandalo, fra i pochi in questo Paese, arrivarono minacce perché dietro c'è la 'ndrangheta.
Bello che nessuno ne parli nemmeno adesso che il voto di centinaia di migliaia di persone, di cui gli italiani ignorano l'esistenza, potrà condizionare proprio la riforma della giustizia. E che gli unici che se ne stanno occupando sono i comitati del No, nella loro sede principale, quella della Cgil.