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Porta a Porta, Cerno: "Meno male che Trump c’è. Così perfino l’Europa ha scoperto che esiste la Groenlandia e che russi e cinesi occupano l’Atlantico"

Il direttore ha analizzato gli scenari atlantici in rapida evoluzione, sottolineando che il cambiamento di postura dell'Europa nei confronti di Trump è merito del governo italiano

Porta a Porta, Cerno: "Meno male che Trump c’è. Così perfino l’Europa ha scoperto che esiste la Groenlandia e che russi e cinesi occupano l’Atlantico"
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Nell'ampia pagina dedicata ai movimenti geopolitici dell'Atlantico, che ha assunto rilevanza cruciale in queste settimane, durante l'ultima puntata di Porta a Porta, il direttore Tommaso Cerno ha effettuato un'analisi centrata e realista di quanto sta accadendo. Il direttore del Giornale ha posto il proprio focus sulla miopia europea degli ultimi anni, che ha completamente ignorato l'area atlantica, cortile di casa condiviso con gli Stati Uniti, lasciando che fossero altre potenze a prenderne il controllo.

"Invece di fare quelli che spiegano a Trump come si fa il presidente degli Stati Uniti dovremmo chiederci cosa stava succedendo nell’Atlantico, in Sud America, nel Mediterraneo, mentre l’Europa parlava di regolamenti per regolamentare altri regolamenti che regolamentavano altri regolamenti", ha dichiarato il direttore. Nel frattempo "stavano arrivando i cinesi, i russi, gli iraniani, tutti gli interessi che avevamo messo in campo, gli investimenti che avevamo fatto, si stavano spostando verso un altro pezzo di mondo, visto che il mondo globale ha smesso di esistere, e noi stavamo ancora parlando di quanto deve essere grande una lampadina". L'accento di Cerno nel corso del suo intervento da Bruno Vespa ha voluto mettere in risalto l'incapacità dell'Unione europea del passato di interessarsi di ciò che era realmente rilevante, di ciò che era realmente utile alla costruzione di un interlocutore internazionale credibile. Invece, l'Europa si è chiusa in se stessa e nella sua burocrazia lasciando che i suoi interessi e investimenti di disperdessero.

E l'Italia è stato il primo Paese che è riuscito a intercettare e riconoscere queste questioni, anche se "non è stato semplice farlo con Trump, perché ha il suo temperamento. È americano e l’America non ragiona con la nostra testa, ma ha posto questioni su cui il governo italiano ha detto: 'Attenzione, o noi entriamo dentro questa logica, per cui ci rendiamo conto che l’Atlantico non può essere solo un nome, ma deve continuare a essere uno spazio sotto il nostro controllo e sotto la nostra sfera di influenza, e quindi cominciamo a dire dei no e ad agire in modo che le nostre risorse, le nostre strategie vengano effettivamente da un insieme di occidentali uniti, oppure perdiamo contro il vero avversario che è la Cina'".

Secondo Cerno, l'Italia "è quella che ha convinto l’Europa a cominciare a ragionare così, piano piano, con dei no, con delle critiche. Che in Italia non si fanno mai attendere quando parla Giorgia Meloni o parla Antonio Tajani o parla Matteo Salvini" e mostrano "un Paese che, con il modo giusto e anche la diplomazia dell’assenza — perché a volte l’assenza in diplomazia, nell’equilibrio generale, conta più della presenza — ha fatto sì che l’Europa cambiasse idea su molte cose". Il prossimo tema sarà la Groenlandia: "Se l’Europa eserciterà una funzione lì, sarà perché qualcuno ha smesso di ridere quando Trump parlava e ha cominciato ad ascoltare.

Non è stato Macron, né Merz, né Sanchez: è stato il governo italiano". E su questo argomento il direttore si è mostrato scettico sulle mire del tycoon, perché "ha già una base militare e c’è un accordo che gli consente di estenderla".

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