La triste retorica del Washington Post contro il Cav

Il quotidiano di proprietà di Bezos definisce Berlusconi un "playboy miliardario che per decenni ha dominato il boy's club della politica italiana". La solita triste retorica politicamente corretta

La triste retorica del Washington Post contro il Cav
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In mancanza di argomenti, nella carrellata di odio sfornata dalla stampa progressista contro Silvio Berlusconi non poteva mancare la retorica moralista sul "machismo" incarnato dal Cavaliere. In un articolo del Washington Post dedicato al fondatore di Forza Italia, e intitolato La politica al testosterone di Berlusconi è stata superata dalle donne in Italia, la testata liberal di proprietà del Ceo di Amazon, Jeff Bezos, scrive che la morte del Cavaliere, definito il "playboy miliardario che per decenni ha dominato il boy's club della politica italiana", arriva in una fase storica che sarebbe stata difficilmente prevedibile nella sua epoca "carica di testosterone": una fase nella quale le donne hanno ereditato il cuore della politica. La più diffusa testata di Washington sottolinea inoltre che l'86enne magnate dei media, che ha governato l'Italia più a lungo di qualsiasi altro primo ministro dai tempi di Benito Mussolini, è morto lunedì a Milano, lasciando "un'eredità di politico formidabile, uomo d'affari spietato e baluardo del maschilismo della vecchia scuola".

L'ammissione del quotidiano Usa: ha fatto fare carriera alle donne

Eppure, in questo ritratto moralistico su Berlusconi del giornale progressista e vicino ai dem americani, si ammette anche che il panorama politico italiano di oggi è molto diverso, con "donne che ricoprono ruoli di vertice sia a destra sia a sinistra, oltre ad occupare posti di responsabilità mai occupati prima da donne". Gli osservatori, prosegue il Wp, affermano che Berlusconi, "forse più per difetto che per disegno", abbia svolto "un ruolo nell'avanzamento delle carriere politiche delle donne che sarebbero poi diventate alcune delle figure più potenti della nazione". Perché, alla fine, un conto è la vuota retorica anti-machista e contro la società patriarcale del giornale liberal, un altro sono i fatti. E questi ultimi parlano chiaro rispetto a ciò che ha fatto Berlusconi per promuovere la partecipazione delle donne in politica. Non ultimo il fatto - non trascurabile - che ha sostenuto e contribuito in maniera determinante a costruire il primo governo della storia repubblicana presieduto da un Presidente del Consiglio donna, Giorgia Meloni. Poteva farlo la sinistra in tanti anni, e invece l'ha fatto la destra, grazie all'idea di unità del centro-destra di cui Berlusconi è fautore. Un "maschilista" vecchia scuola avrebbe tollerato e supportato con convinzione un premier di sesso femminile? No. Sembra quasi che nella modernità patinata e nel delirio politicamente corretto immaginato dai liberal i "seduttori" eterosessuali abbiano una sorta di stigma, quasi fossero colpevoli di chissà quale colpa. Un moralismo ipocrita, a corrente alternata.

I fatti che smentiscono il Washington Post

Inutile elencare le tantissime donne che grazie a Forza Italia - e dunque a Berlusconi - hanno iniziato a fare politica e non sono state relegate a comprimari ma hanno assunto ruolo di vertice nel partito e nella politica, in generale. Basti pensare, ad esempio, ad Anna Maria Bernini, ora ministro dell'università e della ricerca, o Licia Ronzulli, capogruppo del partito al Senato e membro del Copasir. Questo per fare due esempi concreti legati alla strettissima attualità, anche se i nomi da elencare sarebbero molti, molti di più. Altro dato che smentisce il quotidiano liberal: alle ultime elezioni politiche Forza Italia era uno dei partiti nel quale erano inserite più donne capolista, segnale che il partito di Berlusconi ha puntato con i fatti sulla premiership femminile, e non sulle chiacchere. La percentuale di donne capolista alla Camera e al Senato alle ultime elezioni era infatti del 42% in Forzia Italia, del 32% in Fratelli d'Italia e del 33% nella Lega.

Forza Italia superava in questa classifica Più Europa (ferma al 38,6%) e anche il Partito democratico (36,6%). Mica male per un partito fondato da un "maschilista": se fossero tutti così, le donne in politica avrebbero certamente più peso.

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