Acne: un vaccino spegnerà l'infiammazione della pelle

Una svolta nella cura della malattia potrebbe essere data da anticorpi usati per colpire i batteri

Limone, bicarbonato, creme, maschere e diversi altri intrugli. Quando niente sembra funzionare e quando niente funziona per davvero, ci si trova in uno stato di perenne angoscia. Brufoli che non si nascondono con il trucco, cicatrici che restano sulla pelle e nel cuore, ansia nel sentirsi osservati e giudicati, timore di non poter prendere il sole o buttarsi in acqua. L'acne o gli sfoghi significano anche questo: un dramma personale. E non riguarda solo i giovani e gli adolescenti. L'acne si può manifestare anche in età adulta o protrarsi per anni. Con questa malattia della pelle, il peso da sopportare non è solo estetico, ma anche psicologico. E le cicatrici dell'anima sono profonde e se ne andranno soltanto quando il problema sparirà definitivamente dal viso. Su blog e forum, abbondano i consigli: eliminare zuccheri raffinati, cancellare i latticini dalla dieta, intrugli della nonna e erbe miracolose.

Poi ci sono gli antibiotici, l'acido salicilico, il perossido di benzoile, la pillola che regola il ciclo femminile e aiuta in caso di ovaio policistico. Ma la vera cura resta un farmaco a base di retinoidi, l'isotretinoina. E pur essendo una delle migliori cure per l'acne, è teratogena. Il che significa che rischia di causare malformazioni nel feto. Per questo motivo, la cura con questo farmaco prevede test di gravidanza e analisi del sangue durante tutta la durata del trattamento, che deve essere somministrato sotto stretto controllo medico. Ma adesso, oltre alla potentissima e criticata isotretinoina, sembra che ci sia una svolta nella cura dell'acne. Cura, si, perché l'acne è una malattia causata da un microbo anaerobico: il P. Acnes. E la cura è un vaccino che funziona sui topi e su campioni di tessuti umani: bisogna solo testarlo su persone vere. A pubblicare il nuovissimo studio sui progressi nello sviluppo di un vaccino contro l'acne usando un nuovo approccio terapeutico, è il Journal of Investigative Dermatology. E il ricercatore capo Chun-Ming Huang, PhD del Dipartimento di Dermatologia, Università della California, San Diego dichiara che: «Una volta convalidato da una sperimentazione clinica su larga scala, il potenziale impatto delle nostre scoperte è enorme per le centinaia di milioni di individui affetti da acne vulgaris». Dopo aver dimostrato che il fattore Christie-Atkins-Munch-Peterson (CAMP), una tossina secreta dai batteri Propionibacterium acnes (P. acnes), può indurre risposte infiammatorie, i ricercatori hanno cercato di capire se potevano inibire l'infiammazione impiegando anticorpi per neutralizzare questo fattore di virulenza nei topi ed ex vivo nelle cellule della pelle umana. Le loro scoperte mostrano che l'applicazione di anticorpi ha effettivamente diminuito la risposta infiammatoria. Il fattore CAMP non era stato precedentemente implicato nella patogenesi dell'acne vulgaris. Nel comunicato dello studio si legge che «le attuali opzioni di trattamento spesso non sono efficaci o tollerabili per gran parte dell'85% degli adolescenti e più di 40 milioni di adulti negli Stati Uniti che soffrono di questa condizione infiammatoria cutanea multifattoriale. Sono necessarie terapie nuove, sicure ed efficienti».

Se dovesse essere immesso sul mercato, questo vaccino sarebbe il primo a colpire i batteri già nella pelle umana. E se la sperimentazione successiva dovesse funzionare sarebbe un bel salto in avanti. Perché la verità è che il problema dell'acne non è ancora stato risolto definitivamente e questo vaccino fa nascere grande speranza.

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