La premier Giorgia Meloni interviene su un 25 aprile sporcato da aggressioni e da insulti. In un post sui social, la leader di Fdi ricapitola quanto avvenuto. A preoccupare sono le azioni, le macchie lasciate dagli odiatori. Le manifestazioni per il 25 aprile - premette - "dovrebbero celebrare la libertà contro ogni oppressione". E invece, elenca, la ricorrenza è stata condita da "aggressioni contro chi portava una bandiera ucraina (tra cui anche esponenti politici), cioè la bandiera di un popolo che combatte per la sua libertà contro un invasore". Poi prosegue: "Si sono viste addirittura immagini indegne di un anziano a cui viene impedito di partecipare alla manifestazione" e "sindaci democraticamente eletti, di ogni schieramento politico, contestati e insultati". Qualcuno, per il 25 aprile, ha anche deciso d'imbrattare "cartelli e targhe in ricordo delle Foibe". La Meloni evidenzia l'episodio che ha visto suo malgrado protagonista la Brigata ebraica: "Insultata in piazza e costretta ad allontanarsi dal corteo sotto scorta delle Forze dell'ordine". La conclusione della premier è consequenziale: "Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema". Indignato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "Trovo vergognoso e inaccettabile che si registrino ancora episodi di intolleranza e attacchi contro la comunità ebraica, come avvenuto a Milano". "Prendersela, poi, con chi portava le bandiere di un paese come l'Ucraina, che da tempo combatte per difendere la propria integrità e dignità - ha aggiunto - rappresenta un'altra autentica vergogna". Anche l'Ucei interviene: "25 aprile deturpato dall'antisemitismo" dice la presidente Livia Ottolenghi. E rivolge "un sofferente appello al presidente della Repubblica affinché continui a essere garante dei valori costituzionali". Poche ore prima era risuonato con forza l'"Ora e sempre Resistenza" del capo dello Stato, Sergio Mattarella che, da San Severino Marche aveva tracciato con le parole di Pietro Calamandrei una linea netta. Da un parte la Liberazione ottenuta grazie agli alleati e alla "lotta eroica" dei partigiani, dall'altra l'occupazione nazista con "i zelanti complici fascisti della Rsi". Duro, eppure quello di Mattarella non era certo stato un discorso divisivo, anzi. "A muoverci - ha spiegato - non è un sentimento celebrativo di maniera, tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci e l'amor di Patria". E richiama per tre volte la "pace". Uno sguardo del capo dello Stato anche alla politica internazionale: "Insieme al carattere della nostra ferma unità, vogliamo condividere con gli altri popoli i valori di pace e giustizia e la difesa della libertà". Non è più tempo di sovranismi, avverte. Un messaggio per Putin ma anche per Trump. Quest'anno Mattarella ha scelto San Severino. E mentre Giuseppe Conte cantava Bella Ciao a Napoli, Antonio Tajani deponeva una corona alle Fosse Ardeatine. Al cimitero americano di Nettuno, cento giovani di Fi con Simone Leoni hanno reso omaggio ai soldati Usa caduti per liberare l'Italia. "Il 25 aprile non è una data astratta: esiste perché l'Italia è stata liberata dal nazifascismo grazie alla Resistenza, certo, ma anche grazie all'immenso aiuto degli Alleati, in primis dalle truppe americane.
Soldati che hanno combattuto e versato sangue per la nostra liberazione", ha commentato la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Ci, Nm, Udc. E Matteo Salvini ha reso omaggio al cimitero americano di Firenze. "Trecentomila ragazzi che hanno dato la vita per noi. Spero che presto il 25 aprile diventi un giorno di riconciliazione". Ma le piazze ribollono ancora.