"All'Onu insegno ai giovani il rispetto. Il coraggio è fatto di umiltà e passione"

L'ex calciatore della nazionale ambasciatore del "Change the World": "L'Italia di Spalletti dimostra che risultati e valori possono coesistere"

"All'Onu insegno ai giovani il rispetto. Il coraggio è fatto di umiltà e passione"
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Non è un urlo di gioia, ma di speranza quello che rimbomba nel Palazzo di Vetro dell'Onu, a New York: a lanciarlo è Marco Tardelli, che dopo l'esultanza per quel gol al Mundial 82, gioca da 13 anni la sua partita da ambasciatore nel Change the world model United nations. Da oggi a domenica il suo stadio è il 14° forum internazionale per 4mila studenti da 140 Paesi. Tra gli ospiti anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.

Tardelli, lei è stato mister sul campo, ora i ragazzi li allena per diventare i leader di domani...

«Questo ruolo mi appassiona: sono nella posizione privilegiata di promuovere il rispetto del prossimo. Quest'anno ci sarà Panatta, in passato abbiamo avuto anche Bebe Vio, Boniek, Ancelotti, Paolo Rossi e Shevchenko. Lo sport sa essere un divulgatore di valori come unione, solidarietà e inclusione. Noi ci prepariamo per questo. Ma l'allenamento lo fanno in primis i ragazzi, con la formazione prima dell'evento».

Oggi lo sport sa trasmettere valori?

«Chi ha responsabilità deve impegnarsi. Per lo sport è più facile, ci sono delle regole da rispettare».

La cronaca calcistica parla di simulazioni, società indebitate e dialettiche sbagliate...

«La simulazione non dovrebbe esistere. E i debiti li fa chi se li può permettere. Se una persona normale non paga un mutuo, gli prendono la casa».

Qual è il ruolo delle istituzioni? La Carta dei doveri proposta dal ministro Abodi per i calciatori è un passo in avanti?

«Si deve apportare qualcosa di nuovo: il valore del coraggio e della correttezza. Se si ha umiltà e passione, si ha coraggio. Io ambivo a giocare nella squadra della mia città e mi sono trovato a vincere un Mondiale».

In Italia il coraggio è quello di chi deve scegliere tra lo studio e lo sport?

«Studio e sport dovrebbero combaciare. Ma in tanti Paesi non accade».

Un esempio di valore che il calcio dovrebbe coltivare?

«La pazienza. Nelle grandi squadre non c'è tempo di aspettare».

C'è impazienza o coraggio nel lanciare gli allenatori nuovi?

«Parlo dei vecchi: Inzaghi è molto migliorato, Pioli ha dimostrato di essere capace, calmo e sereno. Gli rimprovero un'unica cosa: per me non si può andare sotto le curve a chiedere scusa. Non ci si deve giustificare quando si dà il massimo».

La nazionale italiana incarna i valori di

cui lei parlerà anche ai ragazzi all'Onu?

«Mi piace l'allenatore e come ha impostato i rapporti: con schiettezza, pretendendo un certo comportamento. È la dimostrazione che risultati e valori possono coesistere».

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