Forse non solo uno stupratore seriale: un assassino seriale, un maniaco omicida. Nel suo solitario, disperato vagare per la Milano delle feste, alla povera Aurora Livoli il destino ha riservato l'incontro peggiore che le potesse toccare. Perché Emilio Valdez Velazco, il clandestino peruviano che ora è in stato di fermo con l'accusa di averla uccisa, più che come un predatore sessuale si muoveva per la città come chi vuole seminare morte. Poche ore prima di incontrare Aurora aveva preso di mira un'altra ragazza della sua stessa età, E.M. Non voleva rapinarla, come era sembrato in un primo momento. Voleva ucciderla: questo ha raccontato la ragazza agli inquirenti. Solo il caso, la reazione, la presenza improvvisa di estranei hanno fermato il bruto. Ma lui ha ricominciato la sua caccia. È toccato ad Aurora, e per lei non c'è stato scampo.
Adesso Valdez è in cella, in attesa dell'interrogatorio di convalida fissato per giovedì. Non ha fatto ammissioni, non si è lasciato andare. Ma contro di lui ci sono elementi granitici, perché è sicuramente lui l'uomo che a due riprese, la notte del 28 dicembre, entra ed esce da via Paruta, nella zona di viale Padova, la prima volta insieme a Aurora - minuta, quasi una bambina accanto a lui, alto e massiccio - e le altre da solo, mentre la ragazza è già senza vita nel vicolo. E ancora più inesorabili sono gli elementi a suo carico per la prima aggressione, quella che nelle ore precedenti ha avuto per vittima E.M. nella stazione della metropolitana di Cimiano: perché lì non ci sono solo le immagini delle telecamere, c'è la testimonianza della ragazza che lo ha riconosciuto senza ombra di dubbio. "Nell'attesa del treno - si legge nel rapporto dei carabinieri della stazione di Crescenzago - la denunciante si accorgeva di essere rimasta sola nella piazzola d'attesa. Ad un tratto si sentiva afferrare violentemente alle spalle da un soggetto di sesso maschile che le cingeva il collo con un braccio e contestualmente le tappava la bocca con l'altra mano. Il soggetto in lingua spagnola le ordinava di consegnargli il cellulare". Se fosse stata una rapina, tutto sarebbe finito lì. Invece l'uomo "senza mollare la presa" iniziava a spingerla verso i binari per poi dirigersi verso le scale. Sempre in spagnolo proferiva frasi del tipo adesso ti ammazzo, ti spezzo il collo". L'uomo stringe fino a quando la ragazza sente annebbiarsi la vista, poi l'arrivo improvviso di un treno e dei viaggiatori ribalta la situazione, E.M. si riprende, l'uomo si allontana dicendo ai viaggiatori "sono il marito". Continuano i carabinieri: "Alla domanda per quale motivo l'aggressore, impossessatosi del telefono cellulare, avesse continuato a usare violenza nei suoi confronti, la vittima riferiva di ritenere che il soggetto la voleva uccidere, avendo prima cercato di spingerla sui binari e poi l'aveva condotta in un posto isolato".
La mattina dopo E.M.
sporge denuncia, la caccia è rapida ed efficace: dai filmati del metrò il software di riconoscimento facciale collega l'aggressore alla foto segnaletica di Valdez, quando era stato arrestato per un altro stupro. I carabinieri lo rintracciano e lo arrestano. Ma intanto il tragico destino di Aurora si è compiuto.