"Basta con il consumismo" I radical e l'appello autogol

Da De Niro alla Binoche: "Il Covid? Un'opportunità per diventare spartani". Peccato i loro spot milionari...

"Basta con il consumismo" I radical e l'appello autogol

Gli artisti dicono no. «Non dobbiamo tornare alla normalità». Questo era il titolo dell'appello lanciato dal quotidiano progressista Le Monde giovedì scorso. Estensori l'attrice Juliette Binoche e l'astrofisico Aurélien Barrau. Tra i firmatari, il gotha dello show business europeo e statunitense. Qualche esempio: Pedro Almodovar, Olivier Assayas, Javier Bardem, Mikhail Baryshnikov, Monica Bellucci, Valeria Bruni Tedeschi, Paolo Conte, Marion Cotillard, Robert De Niro, Jane Fonda, Carlo Rovelli, Paolo Sorrentino, Barbra Streisand, Sting e moltissimi altri. Premessa del vibrante testo: «La pandemia di Covid-19 è una crisi». Ma ogni crisi è una opportunità per ripensare le fondamenta della nostra civiltà. Il bilancio, secondo la Binoche, è semplice, beata lei: basta aggiustamenti, è un problema di sistema. Il virus è robetta rispetto alla crisi ambientale in arrivo. L'umanità deve ripensare a obiettivi e valori. Soprattutto deve abbandonare il consumismo, origine di tutti i mali. Lo sfruttamento della natura e l'inquinamento hanno condotto il mondo a un punto di rottura. Il Coronavirus è solo una manifestazione di questo problema gravissimo amplificato dalle enormi diseguaglianze sociali, in costante crescita. Quindi, in sintesi, nessun ritorno alla normalità è auspicabile.

Stranamente i lettori non hanno apprezzato. Tornare alla normalità, per loro, significa ritrovare non solo la socialità ma anche la possibilità di mettere assieme il pranzo alla cena, non impegnare i gioielli della nonna, non essere sommersi dai debiti, garantire una buona istruzione e il giusto svago ai figli. Questa è stata la fase uno della reazione all'appello. La fase due ha messo nel mirino l'incoerenza dei firmatari. Bob de Niro, passato da Taxi Driver alle pubblicità delle automobili, sarebbe un testimonial credibile dell'ambientalismo e dell'austerità? E la Binoche, che è passata da preziosi elisir di bellezza ai gustosi cioccolatini in carta dorate? E Monica Bellucci che ha suggerito ai clienti profumi lussuosi, borse care come il fuoco, abiti griffati? L'Iggy Pop firmatario è lo stesso che pubblicizza profumi, bibite, vestiti e addirittura assicurazioni per auto? Paolo Sorrentino non sarà il regista di spot per grandi magazzini e bevande alcoliche? Scusa, Penélope Cruz, sei tu nella réclame delle Crociere e degli accessori femminili? Madonna, ricordiamo male o sei stato il volto e il corpo di una decina di marchi diversi? Che stile di vita esaltano le superstar? Spot a parte, molte stelle non sono note per lo stile di vita spartano e riservato. Anzi. Si direbbero veri e propri consumisti, con fissazioni e hobby piuttosto dispendiosi.

Insomma, niente consumismo ma solo per gli altri. L'economia deve essere rispettosa dell'ambiente, questo è chiaro soprattutto ai conservatori. Ma l'ambientalismo radicale condanna alla fame la parte del pianeta che, statistiche alla mano, ha una sola possibilità per uscire dalla povertà: il libero mercato e non la redistribuzione. Meglio saperlo. Soprattutto se quella parte del pianeta è ormai sotto il portone di casa.

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