"Basta divieti, ora regole. In Friuli-Venezia Giulia lunedì via al commercio"

Il governatore: "Librerie aperte, cosa cambia per gli altri negozi? In spiaggia estate normale"

"Basta divieti, ora regole. In Friuli-Venezia Giulia lunedì via al commercio"

Trieste - Il governatore leghista del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga (clicca qui per la video intervista), punta a riaprire tutto o quasi passando «dalla stagione dei divieti a quella delle regole».

Lunedì che succederà in Friuli-Venezia Giulia?

«Chiediamo che il governo riapra il commercio al dettaglio e dal 18 maggio, a discrezione delle Regioni, possano riaprire tutte le altre attività. Lunedì, se sono già aperte le librerie lo stesso può valere per un negozio di pentole. E una settimana dopo devono tornare a lavorare parrucchiere, barbieri, bar, ristoranti, non solo per asporto. Il governo indichi le linee guida e poi ogni Regione decida. Il principio dev’essere non più quello dei divieti, ma delle regole».

Quando ci si potrà spostare fra Regioni?

«È una scelta del governo, ma prevedo da giugno in poi».

E sulle spiagge da Trieste a Grado ci sarà un’estate «normale»?

«Su questo tema abbiamo chiesto al governo regole in tempo e ragionevoli. Se poi decidono che le persone al mare devono stare in un cubo di plexiglas vuol dire che l’attività balneare non è realistica. Si può favorire il distanziamento e il consumo di alimenti e bevande sotto l’ombrellone, ma devono essere adottate procedure attuabili».

È vero che ha chiesto al governo di non versare allo Stato il contributo straordinario per il risanamento del deficit?

«Una Regione a statuto speciale come il Friuli-Venezia Giulia garantisce sul territorio una serie di diritti come quello alla salute. Dal 2011 aiutiamo lo Stato per le difficoltà di bilancio e non ci siamo mai tirati indietro. In un momento come questo segnato dal crollo delle entrate non chiediamo soldi in più, ma di non versare 766 milioni di euro su un bilancio di 5,683 miliardi. La Sardegna con un bilancio di 7,508 miliardi versa 383 milioni...».

E se da Roma rispondessero picche?

«Il rischio è che non riusciremo a garantire i servizi essenziali come sanità e trasporti. Che vengano da Roma a spostare le barelle e spieghino ai malati che non avranno più un ospedale dove venire curati. Una follia».

Si sta riaprendo la rotta balcanica dei migranti?

«È un problema molto serio e le previsioni sono di arrivi in aumento. Ho chiesto da più di un mese che i migranti fossero messi in quarantena come quelli giunti via mare. E sono stato tacciato di razzismo. Oggi il governo ha predisposto la quarantena pure per chi arriva da terra».

Cosa chiedete all’esercito usato contro il virus nell’operazione Strade sicure?

«Più strumenti e tecnologie per individuare e anticipare gli arrivi dalla Slovenia. Ci sono anche radar terrestri che funzionano a diversi chilometri di distanza e camere termiche».

Il pericolo del contagio non è scomparso, ma non si vede ancora l’app. È vero che ne avevate una pronta?

«È pronta e si chiama “Stop Coronavirus Friuli-Venezia Giulia”, ma il governo ci ha detto chiaramente che si può usare solo quella nazionale. A noi è costata zero euro e garantisce totalmente la privacy basandosi sul consenso dei positivi».

La prossima settimana arriverà nel porto di Trieste la nave per ospitare gli anziani contagiati delle case di riposo?

«Credo proprio di sì. Le spese vengono coperte dalla protezione civile nazionale. Su scelta tecnica dell’azienda sanitaria la nave dovrebbe ospitare circa 160 Covid positivi».

Perché non li ospitate negli alberghi con ricaduta economica sul territorio?

«Purtroppo non erano in grado di garantire gli standard anti contagio».

Di cosa abbiamo bisogno per uscire dal tunnel?

«Bisogna superare la stagione dei divieti e arrivare a quella delle regole. Chi le rispetta può aprire le attività, andare in giro e avere una vita, non dico normale, ma almeno simile a prima del virus. Se continuiamo con la politica dei divieti alimenteremo la tensione sociale con il rischio che la gente non seguirà più le regole».

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