
A tre giorni dall'avvio in Parlamento della discussione sul caso Almasri, arriva il temuto colpo di mano della minoranza per mettere le mani sulla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dalla Procura di Roma contro i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. A gestire la pratica come relatore all'interno della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera sarà, contro le prassi consuete, un esponente dell'opposizione, il deputato del Pd Federico Gianassi. Oltre alla sua appartenenza di schieramento, Gianassi ha già dimostrato ampiamente - prima ancora di conoscere le carte dell'inchiesta - il suo convincimento colpevolista: il 9 luglio intervenendo in aula aveva definito il caso Almasri "una vicenda indegna che ha umiliato il nostro Paese sul piano internazionale, della quale il ministro e il governo Meloni portano una clamorosa responsabilità politica e dinanzi alla quale le dimissioni del ministro Nordio sono il minimo sindacale".
A comunicare la scelta di Gianassi come relatore è stato ieri il presidente della Giunta, Devis Dori, anche lui dell'opposizione (è stato eletto nelle file di Avs). Secondo Dori la nomina di Gianassi non è una forzatura, "in vari casi il presidente ha attribuito l'incarico ad un esponente della minoranza. Ho ritenuto dunque che la scelta di un relatore di minoranza sia coerente con la consolidata consuetudine". In realtà non è così, e tranne sparuti casi l'incarico di relatore è stato assegnato a un parlamentare dello stesso schieramento del collega indagato.
Da lunedì la commissione inizierà l'esame delle 92 pagine di richiesta e dei tremila allegati in base a cui i pm chiedono di processare i tre membri del governo per favoreggiamento e peculato.
Praticamente scontato che al termine dei lavori (circa un mese) Gianassi proporrà l'autorizzazione a procedere. Altrettanto scontato che la Camera la respingerà. Ma intanto l'effetto mediatico e politico sarà raggiunto.