Il cardinale Letta e la finta umiltà del conclave "a pane e acqua"

Letta boccia la rosa di nomi del centrodestra senza spiegare il perché, poi propone un incontro per trovare un altro candidato. Ma è solo una trappola

Il cardinale Letta e la finta umiltà del conclave "a pane e acqua"

Un conclave "a pane e acqua". Questa l'ultima boutade di Enrico Letta dopo aver cestinato, senza nemmeno spiegare il perché, la rosa di nomi avanzata dal centrodestra. Nomi, quelli di Carlo Nordio, Marcello Pera e Letizia Moratti, di altissimo profilo (senza alcuna tessera di partito in tasca, esattamente come richiesto dai dem) che avrebbero dovuto tranquillamente incontrare il benestare di un'ampia maggioranza di grandi elettori ma che si sono infranti contro l'ennesimo veto (immotivato) della sinistra. Ed è anche per questo motivo che l'invito del segretario piddì a chiudersi in una stanza "fino a quando arriviamo a una soluzione" non suona affatto ecumenico. "Roba per frati trappisti...", scherza Ignazio La Russa. Ma non c'è nulla di umile nel confronto "a pane e acqua". È solo l'ennesima trappola della sinistra che si crede la sola titolata ad avanzare candidature non divisive.

"Ci devono spiegare il perché di quei tre no...". Ai cronisti presenti a Montecitorio il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli, non fa mistero dei fastidi esplosi dopo l'ennesimo veto del "fronte del no". "Alle 16,30 erano nomi di qualità, poi non sono più andati bene". Il mal di pancia del senatore leghista è ampiamente condiviso all'interno non soltanto del Carroccio ma di tutto il centrodestra. Perché l'invito di Letta dopo aver chiuso alla rosa appena avanzata è una colossale presa in giro, una mossa per far guadagnar tempo a una coalizione (quella di centrosinistra) frammentata da rancori e personalismi e incapace di avanzare una controproposta sensata.

"Il mio tentativo è dialogare, ma per farlo bisogna essere in due", fa notare anche Matteo Salvini. "Se mi siedo a un tavolo e mi dicono 'Sono pronto a dialogare, ma qualunque nome tu mi faccia è no', allora si capisce che è un dialogo un po' particolare". Il sospetto (tutt'altro che infondato) è che anche a presentargli altri nomi (per quanto titolati a sedere sullo scranno più alto della Repubblica) i giallorossi andrebbero comunque avanti a opporsi. A meno che, per sfinimento, il centrodestra non finisca per pescare il candidato tra le file del centrosinistra. Ma, dopo trent'anni di monocolore rosso, l'intenzione è di non sottostare a certi diktat e di infrangere quel muro. Da qui l'intenzione di non accettare l'invito al conclave.

Dai veti, nelle ultime ore, il Pd è passato alle minacce. "Il presidente della Repubblica deve essere eletto insieme", ha sentenziato oggi Francesco Boccia. "Se viene eletto a maggioranza, magari con qualche cambiacasacca, salta tutto". È questo il vero volto della sinistra. Indisposto a dialogare sin dall'inizio, quando il centrodestra ha avanzato la candidatura di Silvio Berlusconi, Letta ha sempre cercato lo scontro e anche la finta umiltà di un incontro "a pane e acqua" va in quella direzione. Del passo indietro del Cavaliere, maturato per senso di responsabilità, il leader piddì non ha saputo far tesoro e, ancora una volta, si sta muovendo contro gli interessi del Paese.

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