Il governo accelera sul fronte del caro carburanti e conferma l'attenzione verso famiglie e imprese in una fase internazionale complicata. A fare il punto è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un videomessaggio ieri ha spiegato come l'esecutivo sia già al lavoro per contenere gli effetti della crisi energetica e delle tensioni geopoltiche.
La premier ha chiarito che Palazzo Chigi sta monitorando con attenzione l'andamento dei prezzi e valutando gli strumenti più efficaci per intervenire. "Siamo anche al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini e la nostra nazione. Con taskforce attivate per monitorare l'andamento dei prezzi dell'energia, della benzina, dei generi alimentari e per combattere la speculazione", ha spiegato Meloni, sottolineando come il governo stia seguendo passo dopo passo l'evoluzione dei mercati.
Tra le ipotesi allo studio c'è anche l'attivazione il sistema già previsto dall'ordinamento e rafforzato dall'esecutivo nel 2023. "In particolare, sulla benzina, stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile", ha spiegato la presidente del Consiglio. Si tratta di uno strumento che consente di "deviare" l'eventuale extragettito Iva generato dall'aumento dei prezzi per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti. Senza toccare l'Iva, che è un'imposta sottoposta a vigilanza Ue, ma praticamente bloccando gli incassi una volta che divenuto certo il raggiungimento degli obiettivi di bilancio. Uno stratagemma che lo stesso governo ha aggiornato e reso più funzionale negli ultimi anni. "Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta anche da parte di alcuni partiti dell'opposizione, consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall'aumento dei prezzi, per la riduzione delle accise. È lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di governo e la sua attivazione è allo studio già da qualche giorno da parte del Mef", ha aggiunto Meloni.
In sostanza, l'esecutivo dimostra ancora una volta un approccio pragmatico: ascoltare le richieste che arrivano dalla società e dal Parlamento tenendo aperto un canale anche con le opposizioni, ma valutandole con il rigore necessario quando si parla di conti pubblici. Anche perché lo spazio fiscale non è infinito. L'Italia resta infatti impegnata in un percorso di rientro del deficit, che nel 2025 si è attestato al 3,1% del Pil. Il nuovo Patto di Stabilità, tuttavia, porta anche la firma del Pd in quanto componente della maggioranza Ursula.
Ed è proprio su questo terreno che emergono alcune contraddizioni dell'opposizione. Il Partito democratico con la sua segretaria Elly Schlein ieri ha chiesto di "abbassare le accise utilizzando quell'extragettito e restituendolo ai cittadini". Eppure proprio il Pd e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte oggi chiedono di ridurre il peso delle accise utilizzando l'extragettito Iva, ma sono gli stessi partiti che negli anni scorsi hanno sostenuto politiche estremamente costose per i conti dello Stato. Il caso più emblematico resta il Superbonus, la maxi-agevolazione edilizia che ha ormai superato i 130 miliardi di euro di costo complessivo per le finanze pubbliche. Una cifra enorme che continua a pesare sui saldi di bilancio e che inevitabilmente limita la possibilità di interventi fiscali.
Ieri il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti non ha chiuso la porta alla richiesta. "È una norma che abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla. Se ci sono margini? Li troveremo", ha detto ma qualche giorno fa ha ricordato come proprio il colpo di coda del Superbonus abbia inciso sugli ultimi dati del deficit impedendo l'uscita dalla procedura Ue.
"Adesso il governo passi dalle parole ai fatti", ha replicato Schlein. Anche se il suo appello non è rimasto inascoltato e il governo è stato istituzionalmente cortese, occorre ricordare che la protezione dei cittadini non può esimersi dalla credibilità dei conti pubblici.