Caso Aquarius,è scontro tra pm e giudici sui rifiuti smaltiti illecitamente

A esaminare il caso Aquarius ora toccherà alla corte di Cassazione, dopo il ricorso della procura di Catania sul giudizio del Riesame, che loro ritengono "autocontraddittorio"

Caso Aquarius,è scontro tra pm e giudici sui rifiuti smaltiti illecitamente

A esaminare il caso Aquarius ora ci penserà la Cassazione. Perché la Procura di Catania, diretta da Carmelo Zuccaro, ha scelto di presentare ricorso in Corte di Cassazione al provvedimento con il quale il Tribunale del Riesame di Catania aveva annullato il decreto del giudice per le indagini preliminari, che disponeva il sequestro di 200mila euro da due conti correnti intestati a Francesco Giannino, l'agente marittimo indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla nave Aquarius.

La ricostruzione

Quattro mesi fa, infatti, era stato il procuratore Zuccaro a decidere per la misura. Che, però, non è mai stata eseguita, perché la nave era già ferma nel porto di Marsiglia. Aquarius era utilizzata da Medici senza frontiere e da Sos Mediterranée per le missioni di soccorso nel Mediterraneo, ma un'inchiesta della Procura di Catania aveva accusato i rappresentanti delle ong di traffico e smaltimento illecito di rifiuti (disponendo, quindi, il sequestro dei conti correnti dei titolari dell'agenzia marittima che si occupava dello scarico e dello smaltimento delle scorie prodotti dalle navi di soccorso).

Perché il ricorso

Secondo la Procura, il provvedimento del Tribunale del Riesame "è autocontraddittorio". I giudici avrebbero scritto: "Dalle relazioni sanitarie si evince che l'unica malattia infettiva riscontrata dalle autorità marittime era la scabbia, patologia in relazione alla quale il problema dei liquidi biologici non poteva porsi". Ma "gli indumenti a rischio contaminazione da agenti patogeni e gli scarti alimentari non potevano essere raccolti in modo indifferenziato". "Esiste la ritenuta potenziale infettività dei rifiuti derivanti dalle operazioni di salvataggio (nello specifico vestiti e biancheria intima) che, dunque, avrebbero dovuto essere riferiti come rifiuti sanitari a rischio infettivo o sanitari pericolosi, tuttavia è insussistente il contestato reato di traffico illecito di rifiuti", scrivono ancora i giudici nella motivazione con cui il Tribunale del riesame di Catania ha annullato il decreto del Gip. E, secondo quanto scrivono nel provvedimento il presidente Sebastiano Mignemi e la relatrice Laura Benanti, "gli indumenti e i vestiti indossati dai migranti, a rischio di contaminazione da agenti patogeni e virus infettivi e i rifiuti alimentari rappresentati dagli scarti degli alimenti somminsitrati ai migranti a bordo, potenziali veicoli, per contatto diretto, di microrganismi, virus e tossine, non potevano essere raccolti e smaltiti in modo indifferenziato, quali residui del carico, assimilati ai rifiuti solidi urbani, bensì pervia qualificazione degli stessi come rifiuti sanitari a rischio infettivo o sanitari pericolosi e con modalità rispettose della salute pubblica".

Le motivazioni del Riesame

Per i giudici del Riesame di Catania, la "pluralità delle operazioni, e financo l'abitualità della condotta, non è però sufficiente a far ritenere integrato il reato contestato di traffico illecito di rifiuti, essendo, infatti, necessario un quid pluris, consistente nell'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate. In altri termini, una struttura rudimentale, nel cui alveo ricondurre i traffici illeciti, organizzando una forma di impresa".

Nell'udienza davanti ai giudici del Riesame, la difesa di Francesco Giannino aveva sostenuto che erano state "travisate le conversazioni nelle quali Giannino era stato interlocutore diretto" e che "travisate le conversazioni nelle quali Giannino era stato interlocutore diretto".

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