Quel "cavaliere" in divisa sposato solo 43 giorni fa

I viaggi a Lourdes e il volontariato in stazione L'omaggio della polizia a sirene spiegate

Quel "cavaliere" in divisa sposato solo 43 giorni fa

Ieri notte, mentre Mario veniva accoltellato, in tv davano il film I falchi: la storia di due poliziotti «in guerra nella giungla metropolitana di Napoli».

Mario Cerciello Rega, 35 anni, non era un «falco», ma un carabiniere in stile «maresciallo Rocca»: una divisa amica, di cui fidarsi, pronta ad aiutarti h24.

Ma anche un «buono» come Mario era costretto a vivere e lavorare in una città pericolosa come Roma. Mario, originario di Somma Vesuviana (Napoli), ne era cosciente, ma era anche orgoglioso di «prestare servizio» nella Capitale d'Italia. Qui si era fatto onore, e aveva conquistato sul campo i gradi di vicebrigadiere. Numerosi gli encomi. Perché Mario non si tirava mai indietro. Sia quando i rischi erano alti, sia quando c'era solo da dare una mano. Come quella volta che accompagnò in ospedale una bimba che stava male, lasciando la corsia solo quando la piccola venne dimesse. Mario l'altruista. Con la passione per il Napoli e un debole per Insigne di cui custodiva gelosamente la maglia autografata. «Un ragazzo educato che non mancava mai di salutarci», testimonia il titolare del ristorante davanti al quale Mario passava per andare al lavoro.

Figlio di un fabbro e di una casalinga, da piccolo ripeteva: «Da grande voglio fare il carabiniere». E così, «da grande», dopo aver frequentato la scuola superiore al «Manlio Rossi Doria» di Marigliano, era stato ammesso al corso dell'Arma per la gioia dei genitori, del fratello e della sorella: tutti che se lo mangiavano con gli occhi, nel giorno solenne del giuramento.

Mario alzò la mano e urlò: «Lo giuro!». Era in alta uniforme, lo stesso «vestito» che aveva scelto per un altro solenne giuramento, quello alla moglie Rosa Maria nel giorno del matrimonio, 43 giorni fa. Mario era appena tornata dal viaggio di nozze in Madagascar, non aveva ancora disfatto le valigie. Prima il dovere.

Era un volontario dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, faceva il barelliere e accompagnava i malati a Lourdes e a Loreto; inoltre ogni martedì era alla Stazione Termini per dare da mangiare ai senzatetto.

La morte del carabiniere ha sconvolto anche il suo paese natale: «Una morte assurda, se tutto quello che si potesse dire o fare servisse a riportarlo in vita, farei qualsiasi cosa - il commento affranto del sindaco, Salvatore Di Sarno -. A nome mio e della nostra città abbraccio la moglie, la famiglia di Mario e l'Arma dei carabinieri. Proclamerò in lutto cittadino quando sarà decisa la data delle esequie e andrò a trovare i genitori e la moglie Rosa Maria. Avevano fatto grandi sacrifici per trasferirsi a Roma».

Un amico del carabiniere ucciso sfoga la sua disperazione fuori dalla camera mortuaria del Santo Spirito a Roma: «Era la persona più affettuosa del mondo, non meritava questa fine»; «Non può essere vero, è un incubo», aggiunge il fratello della vittima, confortato da decine di persone salite con lui dalla Campania a Roma.

Ieri 13 Volanti della Polizia, hanno azionato le sirene davanti al Comando Generale dei carabinieri, «per solidarietà all'Arma che oggi perde uno dei suoi uomini»; le immagini sono toccanti: le sirene che levano alto il loro suono. Sembra un urlo. Pare un pianto. Dedicato a Mario, che verrà tumulato indossando la sua divisa.

Lui e Rosa Maria erano una bella coppia. Si amavano. Sognavano una vita felice e un figlio da baciare.

Sulla pagina social di Mario una foto sorridente con la fede in bella vista e Rosa Maria radiosa in abito bianco. Ieri in chiesa urlava: «Insieme a Mario sono morta anch'io»

Al dito la fede, col nome del marito; nel cuore una Fede più grande. Il Signore saprà starle accanto. Sempre.

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